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ARTISTA
Barbagli Niccolò  (27/6/1980) – Incisione

INDIRIZZO
Via san Zanobi n°18 r
50129
Firenze

CONTATTI
niccobarbagli@libero.it
www.associazioneartefice.com

INTERVISTA

LUIGI LOMBARDI VALLAURI
L’Arte è qualcosa che punta all’emozione estetica, ma l’emozione estetica può essere un punto d’appoggio per un balzo a qualcosa di ulteriore? Sei in grado di descrivere l’ulteriore?

Ogni opera d’Arte se tale deve approdare a qualcosa di ulteriore, di “oltre”. Sia che rappresenti la cosa in sé, sia che assurga a simbolo di altro, sia che incarni un’idea o un concetto l’opera d’Arte trascende sé stessa. La descrizione di ciò che è ulteriore ad essa mi è stato possibile solo in alcune mie opere, ma preferisco far decidere agli altri se davvero io sia in grado di farlo…

GIULIANO DA EMPOLI
L’arte non può forse cambiare il mondo, ma può almeno tentare il cambiare il modo di vedere il mondo. Come pensi che la tua ricerca artistica possa cambiare il modo di vedere la città?

Le mie opere si apprezzano per l’impatto ed i particolari. Soffermarsi su ciò che è di impatto lo si fa tutti i giorni(basti pensare alle pubblicità) se si riesce ad andare oltre ed apprezzare i particolari si potrebbero scorgere cose meravigliosamente nuove anche nella nostra città quotidiana.

PIERO FERRUCCI
Pensando a una delle tue opere, come descriveresti la sua nascita e il suo sviluppo nel tuo mondo interiore?

E’ più o meno come innamorarsi. Parte da un emozione forte violenta, oppure lieve, improvvisa o si sviluppa piano piano. La seguo e va in crescendo fino al culmine della realizzazione dell’Opera. Alla fine di questo processo sono sempre diverso da com’ero prima, migliore o peggiore non so, ma diverso.

LUIGI ZANGHERI
Ritenete che nell’attuale momento di crisi generalizzata dei valori la “ricerca” e il concetto di “qualità” siano ancora essenziali nel fare arte?

Benché la qualità non sia “richiesta”, dal momento che l’osservatore medio di un’opera d’Arte concede a questa solo pochi minuti di osservazione (nel migliore dei casi) a quest’ultima, in genere è il messaggio ciò che  conta. Si potrebbe dire che anche la propaganda o la pubblicità veicolino un messaggio. Ritengo che ciò che distingue un artista da un pubblicitario, ed un’opera d’Arte dalla pubblicità, sia proprio quel mondo di possibilità ulteriori che la qualità della Ricerca di un’artista infonde all’Opera d’Arte.

PIETRO GAGLIANO’
Una riflessione sugli studi d’artista impone l’interrogativo sulla distanza che l’artista pone, o elude, tra sé e il mondo e su quanto sia giustificabile oggi il lavoro di un artista che (seguendo un modello romantico e bohemien) ritenga di poter lavorare senza guardare oltre i confini del proprio spazio protetto. L’attualità (su scala locale e globale) che peso ha nel processo creativo? Quanto un artista dovrebbe avvertire il dovere di sollevare le questioni del disagio sociale, del dissesto ecologico, dell’emergenza geopolitica?

L’Arte in passato e stata spesso “a braccetto” con i potenti ed i poteri forti, e solo nel novecento si è affrancata da essi, o per meglio dire si sono trovati altri e più efficaci mezzi di propaganda. Pensando all’attualità credo che il problema sia la percezione della stessa. Oggi viviamo in un mondo a metà fra quello descritto da Orwell in 1984, nel quale vi sono “buoni” e “cattivi” e guerre inevitabili da condurre per il mantenimento della pace ed una serie di ingiustizie perpetrate al fine di un bene superiore, e quello descritto da Huxley nel Nuovo Mondo in cui una popolazione oberata di informazioni diventa insensibile a tutto tranne al piacere e si abbandona ad un edonismo tanto giustificabile quanto funzionale all’organizzazione sociale chiudendosi a tutto ciò che non è pubblicizzato/conosciuto/famoso. L’artista, e soprattutto la sua opera, potrebbero fare la differenza. Usare però gli stessi mezzi dei media e della pubblicità è a mio avviso un sistema inefficace. Molti degli artisti che denunciano ingiustizie sociali, scandali politici o disastri ecologici spesso producono opere schock che contribuiscono a desensibilizzare lo spettatore incapace di gestire le immagini troppo violente o volutamente disturbanti. Oppure sfruttano tali istanze solo per auto-promozione aumentando l’ipocrisia generale. L’unica rivoluzione possibile che parta dall’Arte è la ricostruzione della Bellezza distrutta e prostituita alla pubblicità in un’era globalizzata e mediatica. Senza un sentimento del Bello è impensabile immaginare il giusto e quindi sanare i problemi che attanagliano il mondo. E questo è vero in ogni epoca a prescindere dal fenomeno della globalizzazione.

FIAMMETTA STRIGOLI
Televisione, pubblicità, personal computer, internet concorrono a caratterizzare l’individuo di questo nostro tempo come homo videns, un fruitore d’immagini esposto ad esperienze visive che sono il risultato della ricerca tecnica prima, tecnologica poi, e che hanno talvolta fornito “materiali” al fare arte, incidendo sul profilo dell’artista contemporaneo per l’opportunità di amplificare la propria traiettoria operativa, contaminando e ibridando i linguaggi espressivi.
Salto in positivo di creatività comunicativa, capace di cambiare nel tempo il significato di artista più vicino al profilo dell’artista rinascimentale o anti-arte che nega la “vera” creatività a partire dalla presa di distanza dal concetto di manualità, insito nei generi classici come il disegno, la pittura e la scultura?

La molteplicità di strumenti oggi a disposizione di tutti (non solo degli artisti) è senza ombra di dubbio una degli aspetti più positivi dell’era in cui viviamo. Non ci sono però valutazioni in positivo o in negativo in relazione allo strumento scelto dall’Artista. Il concetto di manualità non dovrebbe essere relegato ai generi “classici”. Esiste una sapienza che è propria del fare immagine, del fare “forma”, e che richiede capacità del mezzo usato da parte dell’artista anche, e soprattutto, per chi utilizza i nuovi media. Non esistono compartimenti stagni fra le tecniche artistiche, per esempio anche chi si occupa di video e computer grafica utilizza il disegno per eseguire gli Storyboard  il che richiede una certa “manualità”. La pratica delle “Arti tradizionali” poi è sempre utile ,anche se non “conditio sine qua non”, all’Artista (penso al pittore e poi regista J.Schnabel) come educazione visiva. Penso che i nuovi media non neghino i “vecchi” ma che costituiscano un arricchimento delle possibilità espressive integrandosi con le tecniche “classiche”, resta da vedere quanti e quali artisti saranno capaci di trarne vantaggio.

CRISTINA GIACHI
Si sentono parte di un movimento artistico fiorentino? Esiste una sinergia tra i giovani artisti? Esistono luoghi di discussione-confronto? Si lavora pensando alla città o il lavoro è rivolto ad un pubblico esterno?

Uno degli obiettivi di Artefice sarebbe quello di dar vita ad un movimento artistico. Secondo me ad oggi non esistono ancora luoghi di scambio/discussione/confronto fra Artisti e non in cui poter creare il fermento dal quale far nascere sinergie ed iniziative artistiche. Gli eventi artistici che hanno Firenze come palcoscenico sono ancora legati a fini propagandistici e per lo più gestiti dall’alto con angusti spazi di manovra per curatori ed artisti e quindi relegati a festa/evento a sé stante.

VALENTINA FILICE
Reputi che quello dell’artista possa essere ritenuto un mestiere pari agli altri? Se d’accordo, in che termini potrebbe regolarizzarsi all’interno del circuito economico e produttivo nazionale?

La definizione dell’artista all’interno della società è una questione aperta da molto tempo. A Firenze fu Leonardo da Vinci il primo a discutere la figura del pittore all’interno delle arti e dei mestieri. Attualmente vista la natura “non-funzionale” della pratica artistica è effettivamente difficile equiparare l’artista ad una qualsiasi altra figura professionale. Ciò non di meno è vero che gli artisti, ognuno in base al livello in cui opera, producono reddito e partecipano all’economia della nazione. Sarebbe interessante se vi fosse una categoria professionale che raggruppasse le varie realtà artistiche anche se credo che la cosa sia di difficile attuazione.

MARIA GIULIANA VIDETTA
Qual è la vostra domanda? Più precisamente, l’opera d’arte/l’attività artistica risponde alla domanda che l’artista si è posto e che attraverso l’opera rimanda al fruitore?

La domanda che pone il mio lavoro è se lo spirito delle cose che ritraggo/rappresento ci possa aprire ad una conoscenza, anche minima, di ciò di oltre che fa parte sia di chi rappresenta che della cosa rappresentata che del fruitore dell’opera.

ARTEFICE
L’idea del progetto Case d’Arte nasce dall’intuizione di poter mettere in relazione varie realtà di creativi presenti in città  per poter così ampliare una rete di lavoro e quindi creare anche maggiori occasioni di visibilità.
Quali azioni potrebbero portare un contributo positivo alla scena culturale fiorentina?

Senza dubbio creare una rete fra artisti al fine di poter aprire uno scambio e confronto fra le realtà artistiche fiorentine sarebbe vitale. Ciò potrebbe nascere a seguito dell’operazione Case D’Arte. Inoltre penso che sarebbe interessante se si tenesse, ciclicamente magari una volta ogni tre anni, un evento artistico che coinvolgesse gli artisti Affermati ed Emergenti ad operare (sia con esposizioni, ma anche con istallazioni, video, performance ecc.) nei luoghi simbolo di Firenze, oppure rivalutando i luoghi che vivono situazioni di degrado urbano. In modo da poter rivitalizzare Firenze e portarla da città-museo a Capitale dell’Arte attraverso un appuntamento che si rinnovi nel tempo e mostri via via il progresso della scena artistica in Firenze.

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