ATELIER CANINI

ARTISTI
Marco Ferro (11/07/1979) – teatro di figura
Valeria Sacco (18/04/1978) – teatro di figura

INDIRIZZO
Via Chiantigiana n°322
50015
Grassina, Bagno a Ripoli (FI)

CONTATTI
marcoferro@ymail.com
www.riservacanini.org

INTERVISTA

LUIGI LOMBARDI VALLAURI
L’Arte è qualcosa che punta all’emozione estetica, ma l’emozione estetica può essere un punto d’appoggio per un balzo a qualcosa di ulteriore? Sei in grado di descrivere l’ulteriore?

No. Ma a mio parere l’arte ne è costantemente attratta e vi vola intorno, con la decisa intenzione di non bruciarsi. La sua abilità consiste nel trovare un luogo, nella vuota oscurità, dove la luce, senza che prima se ne sia mai accorto nessuno, si possa ricevere molto intensa.

GIULIANO DA EMPOLI
L’arte non può forse cambiare il mondo, ma può almeno tentare di cambiare il modo di vedere il mondo. Come pensi che la tua ricerca artistica possa cambiare il modo di vedere la città?

Allo stesso modo in cui la città stessa cambia il modo di vedere alla mia ricerca artistica. E francamente comincio a dubitare che sia un bene.

PIERO FERRUCCI
Pensando a una delle tue opere, come descriveresti la sua nascita e il suo sviluppo nel tuo mondo Interiore?

A pensarci bene tutto nasce sempre da un’esigenza di ribellione dello spirito. Che si ribella anche a se stesso.

LUIGI ZANGHERI
Ritenete utile (o inutile) nell’attuale scenario del sistema dell’arte un atteggiamento “morale” in rapporto al proprio operare?

Credo che sia necessario fabbricarsene uno, sì. Anche se “impegno” o “morale” in arte significa sapere che i fini e le funzioni dell’arte sono in divenire. Per quanto mi riguarda, al momento, l’unico valido atteggiamento potrebbe essere formulato così: niente trucchi.

PIETRO GAGLIANO’
Una riflessione sugli studi d’artista impone l’interrogativo sulla distanza che l’artista pone, o elude,tra sé e il mondo e su quanto sia giustificabile oggi il lavoro di un artista che (seguendo un modello romantico e bohemien) ritenga di poter lavorare senza guardare oltre i confini del proprio spazio protetto. L’attualità (su scala locale e globale) che peso ha nel processo creativo? Quanto un artista dovrebbe avvertire il dovere di sollevare le questioni del disagio sociale, del dissesto ecologico, dell’emergenza geopolitica?

I veri sperimentatori devono rendere tutto nuovo, come consigliava Pound, e in questo processo devono scoprire le cose da soli. E isolarsi a volte può essere utile, nonché necessario. Ma, a meno che non siano usciti di senno, devono anche voler rimanere in contatto con noi, devono portare a noi notizie dal loro mondo. Per quanto riguarda l’attualità, il disagio sociale e il dissesto ecologico, la particolare forma di conoscenza alla quale conduce il lavoro di Riserva Canini è autentica nella misura in cui si rivela rigorosamente inutile per risolvere i fastidiosi, grandi e piccoli, problemi dell’esistenza quotidiana.

FIAMMETTA STRIGOLI
Televisione, pubblicità, personal computer, internet concorrono a caratterizzare l’individuo di questo nostro tempo come homo videns, un fruitore di immagini esposto ad esperienze visive che sono il risultato della ricerca tecnica prima, tecnologica poi, e che hanno talvolta fornito “materiali” al fare arte, incidendo sul profilo dell’artista contemporaneo per l’opportunità di amplificare la propria traiettoria operativa, contaminando e ibridando i linguaggi espressivi.
Salto in positivo di creatività comunicativa capace di cambiare nel tempo il significato di artista più vicino al profilo dell’artista rinascimentale o anti-arte che nega la “vera” creatività a partire dalla presa di distanza dal concetto di manualità, insito nei generi classici come il disegno, la pittura e la scultura?

Sono entrambi dei percorsi possibili, e non sempre in conflitto tra loro. Dipende da cosa si ama di più. Personalmente continuo a preferire la manualità che incontra la materia, il colore, l’argilla.

CRISTINA GIACHI
Ti senti parte di un movimento artistico fiorentino? Esiste una sinergia tra i giovani artisti? Esistono luoghi di discussione-confronto? Si lavora pensando alla città o il lavoro è rivolto ad un pubblico esterno?

Non mi sento parte di nessun movimento e come luoghi di confronto e discussione conosco solo alcune abitazioni private, ma se esiste qualche luogo pubblico lo frequenterei volentieri, per solidarizzare con la disperazione che è propria di chi si è imbarcato in questo lavoro.

VALENTINA FILICE
Reputi che quello dell’artista possa essere ritenuto un mestiere pari agli altri? Se d’accordo, in che termini potrebbe regolarizzarsi all’interno del circuito economico e produttivo nazionale?

Vorrei poterlo credere, ma a differenza di molti altri paesi in cui l’Arte a la Cultura godono di una maggiore reputazione, per le istituzioni italiane a quanto pare non è così. Per quello che riguarda il circuito economico e produttivo, che nel mio lavoro si iscrive all’interno di quello teatrale, attualmente è in ginocchio, pressoché morto. Tutti si lamentano e risorse non ce ne sono. Noi ci regoliamo di conseguenza.

MARIA GIULIANA VIDETTA
Qual è la vostra domanda? Più precisamente, l’opera d’arte/l’attività artistica risponde alla domanda che l’artista si è posto e che attraverso l’opera rimanda al fruitore?

Immagino di sì. Ma non credo che l’opera d’arte trovi una risposta per l’artista. Anche perché difficilmente la domanda è una sola, spesso è un coro. E ciò che l’opera può fare, compito già di per sé arduo, è registrare questo coro di domande. E in fondo, come dice un vecchio saggio, se hai trovato una risposta a tutte le domande vuol dire che le domande che ti sei posto erano sbagliate.

ARTEFICE
L’idea del progetto Case d’Arte nasce dall’intuizione di poter mettere in relazione varie realtà di creativi presenti in città per poter così ampliare una rete di lavoro e quindi creare anche maggiori occasioni di visibilità.
Quali azioni potrebbero portare un contributo positivo alla scena culturale fiorentina?

Organizzare una serie di eventi e di spazi espositivi che rendano possibile l’apertura al pubblico di queste diverse realtà.

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