ARTISTA
Guevara Wilson (05/12/1975) – pittura
INDIRIZZO
Palazzo Ricasoli, via Maggio n°7 campanello 6
50125
Firenze
CONTATTI
wilsonguevara@gmail.com
www.wilsonguevaradiaz.blogspot.com
INTERVISTA
LUIGI LOMBARDI VALLAURI
L’Arte è qualcosa che punta all’emozione estetica, ma l’emozione estetica può essere un punto d’appoggio per un balzo a qualcosa di ulteriore? Sei in grado di descrivere l’ulteriore?
Secondo me non tutte le opere d’arte possiedono questo ulteriore; anche in presenza di opere d’arte supreme dal punto di vista estetico, queste non sempre sono un tramite per toccare corde più profonde. Per me questo ulteriore è un qualcosa di molto intimo e indescrivibile a parole; se dovessi trovare una definizione direi che il termine che più si adatta è ENERGIA…
GIULIANO DA EMPOLI
L’arte non può forse cambiare il mondo, ma può almeno tentare di cambiare il modo di vedere il mondo. Come pensi che la tua ricerca artistica possa cambiare il modo di vedere la città?
Penso che l’artista sia un filtro attraverso il quale si può vedere in modo diverso o insolito ciò che solitamente le persone che vivono in questa città hanno quotidianamente sotto gli occhi e spesso ignorano; per me, per il mio modo di dipingere è molto importante vivere in una città come Firenze. E’ una città che mi ha sempre affascinato, in cui sognavo di abitare da quando ho cominciato a studiare arte in Colombia. Da poco tempo ho cominciato a dipingere una serie di scorci delle zone del centro storico, sia zone turistiche come nei pressi del Ponte Vecchio che angoli piè degradati o popolari. In queste opere io cerco innanzitutto una luce che mi parli dello spazio e del tempo; cerco di evocare il passato in modo nostalgico e melanconico, la gioia e lo splendore di altri tempi.
PIERO FERRUCCI
Pensando a una delle tue opere, come descriveresti la sua nascita e il suo sviluppo nel tuo mondo Interiore?
Ogni opera nasce come un bisogno di esprimermi, sento il bisogno di rendere visibile qualcosa che stupisca il mondo e me per primo, anche se ancora non riesco a farlo come davvero vorrei. Sento una profonda angoscia mischiata con piacere e aspettativa costante, in ogni pennellata. Quando riesco a finire un lavoro sento soddisfazione ma anche di volere fare ancora meglio il lavoro successivo.
LUIGI ZANGHERI
Ritenete utile (o inutile) nell’attuale scenario del sistema dell’arte un atteggiamento “morale” in rapporto al proprio operare?
Per me è molto importante la morale nel mio lavoro, io sono un artista figurativo e rispetto delle norme che mi hanno permesso di sviluppare un percorso. Sono tuttavia cosciente che l’arte contemporanea ammette provocazioni e l’assenza di morale, ma questo non fa parte del mio cammino.
PIETRO GAGLIANO’
Una riflessione sugli studi d’artista impone l’interrogativo sulla distanza che l’artista pone, o elude,tra sé e il mondo e su quanto sia giustificabile oggi il lavoro di un artista che (seguendo un modello romantico e bohemien) ritenga di poter lavorare senza guardare oltre i confini del proprio spazio protetto. L’attualità (su scala locale e globale) che peso ha nel processo creativo? Quanto un artista dovrebbe avvertire il dovere di sollevare le questioni del disagio sociale, del dissesto ecologico, dell’emergenza geopolitica?
Secondo me è importante che l’artista sviluppi, nelle sue opere, temi che sente profondamente interiori. Essi possono essere sia strettamente personali e riguardare la sua sfera intima, che globali o sociali e riferibili a realtà più ampie. Ritengo che sia importante che egli lavori su tematiche davvero sentite con autenticità. Solo in questo caso, qualsiasi sia il tema trattato, egli sarà in grado di comunicare ad altri con il proprio lavoro.
FIAMMETTA STRIGOLI
Televisione, pubblicità, personal computer, internet concorrono a caratterizzare l’individuo di questo nostro tempo come homo videns, un fruitore di immagini esposto ad esperienze visive che sono il risultato della ricerca tecnica prima, tecnologica poi, e che hanno talvolta fornito “materiali” al fare arte, incidendo sul profilo dell’artista contemporaneo per l’opportunità di amplificare la propria traiettoria operativa, contaminando e ibridando i linguaggi espressivi.
Salto in positivo di creatività comunicativa capace di cambiare nel tempo il significato di artista più vicino al profilo dell’artista rinascimentale o anti-arte che nega la “vera” creatività a partire dalla presa di distanza dal concetto di manualità, insito nei generi classici come il disegno, la pittura e la scultura?
La tecnologia per me non è priva di creatività e manualità; ritengo che essa sia un mezzo ulteriore a disposizione degli artisti per poter comunicare. Ritengo un vantaggio che ci siano tante possibilità espressive e che ogni persona possa trovare la più adatta a trasmettere il messaggio che si porta dentro. Nel mio caso io sono un pittore figurativo classico; i miei mezzi di espressione sono il disegno e la pittura. Il mio percorso di studi non è stato troppo differente da quello di un artista del Rinascimento, perché ho trovato in questi mezzi il modo migliore per comunicare visivamente il mio mondo interiore.
CRISTINA GIACHI
Ti senti parte di un movimento artistico fiorentino? Esiste una sinergia tra i giovani artisti? Esistono luoghi di discussione-confronto? Si lavora pensando alla città o il lavoro è rivolto ad un pubblico esterno?
A Firenze si trovano molti pittori e scuole che lavorano sul realismo e la pittura classica con cui io mi identifico; tuttavia posso dire che questo neorealismo è un movimento a livello mondiale e che sento in forte crescita negli ultimi tempi. Sono in contatto con pittori di tutto il mondo tramite social network; per me è normale scambiare opinioni o chiedere/dare consigli con colleghi che vivono dall’altra parte del mondo. E’ un utile confronto, sento di appartenere ad un movimento molto forte ed ampio che ha al suo interno tante sfaccettature…
VALENTINA FILICE
Reputi che quello dell’artista possa essere ritenuto un mestiere pari agli altri? Se d’accordo, in che termini potrebbe regolarizzarsi all’interno del circuito economico e produttivo nazionale?
Per me quello dell’artista è un lavoro però non è uguale agli altri mestieri perché non è fondamentale, non è un bisogno di prima necessità. Per me l’arte, come diceva Kandinsky, è pane spirituale, quindi è un’esigenza interiore. Penso che gli artisti dovrebbero ricevere un contributo o agevolazioni per il proprio lavoro. E’ molto più difficile per un artista trovare una stabilità economica rispetto ad una persona che ha una professione normale. La sensibilità dell’artista è molto diversa dalla sensibilità di altri mestieri. Per me egli deve essere libero e dovrebbe avere tutto a propria disposizione per creare le proprie opere.
MARIA GIULIANA VIDETTA
Qual è la vostra domanda? Più precisamente, l’opera d’arte/l’attività artistica risponde alla domanda che l’artista si è posto e che attraverso l’opera rimanda al fruitore?
Non so quale sia questa domanda, so solo che non posso fare a meno di dipingere….
ARTEFICE
L’idea del progetto Case d’Arte nasce dall’intuizione di poter mettere in relazione varie realtà di creativi presenti in città per poter così ampliare una rete di lavoro e quindi creare anche maggiori occasioni di visibilità.
Quali azioni potrebbero portare un contributo positivo alla scena culturale fiorentina?
Credo che non ci siano tante occasioni che permettano agli artisti di farsi conoscere al pubblico; è molto difficile per esempio fare accettare le proprie opere nelle gallerie, che spesso, visti anche i tempi difficili, non osano scommettere su artisti emergenti e si rifugiano in una rosa di nomi ormai già conosciuti. Penso però che si potrebbero fare tante cose, tipo mostre/concorsi da parte degli enti pubblici riservati a giovani o emergenti. Un’altra cosa che si potrebbe fare è facilitare gli artisti a trovare una vetrina in città, magari mettendo loro a disposizione, a solo titolo di rimborso spese o comunque a canone agevolato, i numerosi spazi lasciati vuoti dai negozi che la crisi ha costretto a chiudere e che da tempo sono non affittati….
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