ARTISTA
Batacchi Lisa (24/04/1980) – disegno, fotografia, composizioni minimali, installazioni multimediali e interattive, sonoro
INDIRIZZO
Firenze
CONTATTI
www.lisabatacchi.com
info@lisabatacchi.com
INTERVISTA
LUIGI LOMBARDI VALLAURI
L’Arte è qualcosa che punta all’emozione estetica, ma l’emozione estetica può essere un punto d’appoggio per un balzo a qualcosa di ulteriore? Sei in grado di descrivere l’ulteriore?
Partendo dall’ulteriore, ovvero da una ricerca di significati e di segni d’interrogazione sulle cose e sul mondo che mi sta attorno, lo rielaboro ricercando un’armonia che va oltre un canone di bellezza e che piuttosto vuole creare un contrasto fra bello e brutto, vero e falso, pieno e vuoto, precario ed eterno. In questo percorso artistico la casualità diventa un valore aggiunto che può rompere i canoni estetici e riportare tutto ad uno stato naturale delle cose.
GIULIANO DA EMPOLI
L’arte non può forse cambiare il mondo, ma può almeno tentare di cambiare il modo di vedere il mondo. Come pensi che la tua ricerca artistica possa cambiare il modo di vedere la città?
La città di Firenze non è una realtà abituata all’arte contemporanea e rimane difficile tentare di cambiare il modo di vedere la città. Per fare sì che i tentativi di singoli artisti non passino inosservati penso che l’operazione più risolutiva sia quella di unire le forze e fra artisti emergenti locali, formare spazi no profit e creare ponti fra Firenze ed altre città europee. Il problema di Firenze è che non esiste un sistema dell’arte contemporanea abbastanza forte per creare un certo interesse politico che possa investire con incentivi statali o comunali per poter “ricostruire” la città, riaprire spazi in disuso e creare un avvicinamento che possa cambiare il modo di vivere quotidiano degli abitanti.
PIERO FERRUCCI
Pensando a una delle tue opere, come descriveresti la sua nascita e il suo sviluppo nel tuo mondo interiore?
Un’ interesse per la ripetitività è ben evidente nei miei lavori sia nella pratica del cucito, sia del cucinare, sia in quella di collezionare materiali che spesso rimandano a persone conosciute o ad atti di vissuto del quotidiano. Nell’opera All the beautiful colours of people in miniature, scambiando con conoscenti federe di cuscino nuove con federe vecchie ed usate, ne ho ritagliati un campione per ognuna e le ho poste insieme come una mazzetta colori aperta a formare un ventaglio circolare posta in una cornice di 37,5x49x38 cm. Questa messa in opera metterà in evidenza l’infinita scala cromatica del cosiddetto “color isabella” che le persone stesse hanno creato con i propri sudori, testimoni dei propri sogni, pensieri, stati d’animo.
LUIGI ZANGHERI
Ritenete utile (o inutile) nell’attuale scenario del sistema dell’arte un atteggiamento “morale” in rapporto al proprio operare?
Ritengo che il compito dell’arte contemporanea sia quello di riuscire con una propria opera a far interrogare lo spettatore sulla relatività della realtà. Pertanto una volontà moralistica dell’artista potrebbe risultare forzata e potrebbe tendere ad escludere la libertà di fruizione da parte dello spettatore. Il miracolo dell’arte penso sia quello di riuscire a suggestionare il fruitore e di far cogliere le micro sfumature all’interno di un ordine di idee pre-impostate della nostra società. L’artista pertanto a mio parere piuttosto che cercare di instaurare un rapporto diretto fra opera e messaggio, che renderebbe l’opera artificiosa, dovrebbe cercare di restituire la vera natura del reale, ovvero la sua indicibilità.
PIETRO GAGLIANO’
Una riflessione sugli studi d’artista impone l’interrogativo sulla distanza che l’artista pone, o elude, tra sé e il mondo e su quanto sia giustificabile oggi il lavoro di un artista che (seguendo un modello romantico e bohemien) ritenga di poter lavorare senza guardare oltre i confini del proprio spazio protetto. L’attualità (su scala locale e globale) che peso ha nel processo creativo? Quanto un artista dovrebbe avvertire il dovere di sollevare le questioni del disagio sociale, del dissesto ecologico, dell’emergenza geopolitica?
Penso che il primo passo per un artista sia quello di non isolarsi nel proprio studio ma di essere curioso, sensibile ed attento ai cambiamenti, al sociale, e disposto verso l’altro in genere, che siano altri artisti, curatori, musicisti, scrittori, persone di varie professioni con cui poter instaurare uno scambio di opinioni o possibili collaborazioni. Per quanto riguarda la misura con cui un’artista dovrebbe privilegiare un percorso più diretto verso un attivismo artistico, penso che sia direttamente proporzionale all’esperienza personale dell’artista medesimo, al suo avventurarsi nel mondo e alle sue predisposizioni nel saper filtrare quello che più lo colpisce, accettando l’ ”estraneo” nel suo fare soggettivo ed accettando le casualità in corso d’opera.
FIAMMETTA STRIGOLI
Televisione, pubblicità, personal computer, internet concorrono a caratterizzare l’individuo di questo nostro tempo come homo videns, un fruitore di immagini esposto ad esperienze visive che sono il risultato della ricerca tecnica prima, tecnologica poi, e che hanno talvolta fornito “materiali” al fare arte, incidendo sul profilo dell’artista contemporaneo per l’opportunità di amplificare la propria traiettoria operativa, contaminando e ibridando i linguaggi espressivi.
Salto in positivo di creatività comunicativa capace di cambiare nel tempo il significato di artista più vicino al profilo dell’artista rinascimentale o anti-arte che nega la “vera” creatività a partire dalla presa di distanza dal concetto di manualità, insito nei generi classici come il disegno, la pittura e la scultura?
Penso che un uso corretto ed equilibrato della tecnologia, ovvero dove essa non domini, sia importante ed inevitabile in quanto l’uomo non smetterà mai di sperimentare. I nuovi materiali più tecnologizzati che vengono offerti all’artista possono essere importanti se l’artista invece di usarli come ogni altro materiale ha da prima un’idea di quel che vuole comunicare. In questo caso il materiale per le sue caratteristiche può riuscire a diventare parte significante dell’opera se l’artista riesce a coglierne la vitalità intrinseca nella sua essenza. Oggi giorno che la tecnologia è a tutti gli effetti diventata una protesi all’interno della nostra quotidianità, ritengo che sia importante coltivare anche la manualità, che sarà sempre più ricercata in quanto rischiamo di perderla.
CRISTINA GIACHI
Ti senti parte di un movimento artistico fiorentino? Esiste una sinergia tra i giovani artisti? Esistono luoghi di discussione-confronto? Si lavora pensando alla città o il lavoro è rivolto ad un pubblico esterno?
Posso dire che a Firenze ho trovato amici, conoscenti artisti con cui potermi confrontare su certe tematiche ed ultimamente sempre più ci domandiamo su come fare a cercare di smuovere qualcosa in questa città ma ancora non mi sento pienamente coinvolta in un movimento artistico fiorentino che possa essere un’associazione culturale o spazio no profit gestito da artisti, anche se mi tengo aperta alla possibilità di entrare a farne parte o di pensare di istituirne uno come d’altra parte sono alla ricerca di borse di studio per residenze o master all’estero. A Firenze esistono luoghi di discussione ma direi più istituzionalizzati, mentre di realtà gestite da artisti ce ne sono poche, nate negli ultimi anni ma sicuramente con voglia di creare scambi relazionali.
VALENTINA FILICE
Reputi che quello dell’artista possa essere ritenuto un mestiere pari agli altri? Se d’accordo, in che termini potrebbe regolarizzarsi all’interno del circuito economico e produttivo nazionale?
La domanda è complicata in quanto la figura dell’artista non è ancora ben messa a fuoco dalla maggior parte delle persone e non ne sono colte ancora tutte le potenzialità, soprattutto in Italia negli ultimi anni ed ancora oggi, in quanto si ritiene che la cultura sia un bene più superfluo rispetto ad altri. In tempi di crisi penso che la cultura sia la fonte più importante da incentivare e che l’artista, in quanto curioso di conoscere e di esplorare nuove frontiere per trovare nuovi stimoli, possa collaborare con la propria creatività a dare una nuova immagine a tante aziende con nuove proposte. Per quanto riguarda la regolarizzazione del lavoro dell’artista sarebbe giusto dare pari dignità al suo operato ma questa domanda meriterebbe una più accurata ricerca ed un interesse politico ed istituzionale.
MARIA GIULIANA VIDETTA
Qual è la vostra domanda? Più precisamente, l’opera d’arte/l’attività artistica risponde alla domanda che l’artista si è posto e che attraverso l’opera rimanda al fruitore?
La mia domanda è la domanda in sé, in quanto mi pongo degli interrogativi sulle cose e sul mondo. Nella mia attività artistica cerco di restituirli nell’ascolto dell’altro e della naturalità delle cose in genere. Relazionandomi ai gesti inconsapevoli delle persone, a frammenti della quotidianità, come anche ad oggetti trovati, il concetto di autorialità si espande e porta la mia posizione talvolta più vicina a quella di mediatrice, che trasforma un semplice processo di realizzazione in un prodotto corale. Un interesse per un’estetica relazionale mi porta a pensare di creare luoghi dove lo spettatore possa interagire e diventare parte integrante dell’opera d’arte.
ARTEFICE
L’idea del progetto Case d’Arte nasce dall’intuizione di poter mettere in relazione varie realtà di creativi presenti in città per poter così ampliare una rete di lavoro e quindi creare anche maggiori occasioni di visibilità. Quali azioni potrebbero portare un contributo positivo alla scena culturale fiorentina?
Penso che l’esempio di riferimento che avete preso, come “Open Studios” organizzato dal centro Strozzina sia un buon punto di partenza che potrebbe essere sviluppato ancora per dare visibilità agli studi d’artista con visite guidate. Un’altra possibilità potrebbe essere fare un ciclo di conferenze dove ogni artista possa presentare il proprio percorso e lavori in spazi istituzionalizzati.
Questa presentazione richiede JavaScript.