ARTISTA
Carrai Valentino (13/06/1980) – Pittura, Scultura
INDIRIZZO
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Firenze
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INTERVISTA
LUIGI LOMBARDI VALLAURI
L’Arte è qualcosa che punta all’emozione estetica, ma l’emozione estetica può essere un punto d’appoggio per un balzo a qualcosa di ulteriore? Sei in grado di descrivere l’ulteriore?
Sicuramente l’estetica gioca un ruolo importante nell’osservazione e la comprensione di tutta l’arte.
Nell’opera contemporanea in particolare vedo quasi un tentativo talvolta di rottura completa verso i canoni estetici e talvolta in completo accordo con essi.
L’estetica stessa quindi non si fonda solo sul visibile ma anche sul mondo non visibile delle nostre emozioni interne e riguardanti la nostra società: è questo quel qualcosa in più che va ben oltre tutta quella sfera delle cose belle perché fatte bene e preziose.
La ricerca del concetto non può e non deve essere la via principale del linguaggio artistico; l’idea non deve ammazzare l’azione e i processi creativi.
GIULIANO DA EMPOLI
L’arte non può forse cambiare il mondo, ma può almeno tentare il cambiare il modo di vedere il mondo. Come pensi che la tua ricerca artistica possa cambiare il modo di vedere la città?
Penso che l’arte oltre ad essere in grado di cambiare il mondo sia anche uno dei più grandi coadiuvanti tra i popoli.
Spesso gli stessi intenti dell’arte vengono intesi o usati in maniera sbagliata e spesso associati a linguaggi che hanno poco a che fare con una sana divulgazione culturale.
Lo scopo del mio lavoro non è in partenza quello di divulgare un messaggio preciso se non quello dei possibili mondi paralleli che ci appartengono e di cui è composto il nostro essere identità con un proprio pensiero spirituale.
Nel mio lavoro che non è propriamente istallativo, ho già affrontato il soggetto urbano inteso come massa e agglomerato pulsante di persone in grado di influenzare visibilmente la stessa città; nel dipingere la sua struttura ho immaginato un organismo vivente con un anima riflessa.
PIERO FERRUCCI
Pensando a una delle tue opere, come descriveresti la sua nascita e il suo sviluppo nel tuo mondo interiore?
Pensando ad una delle mie sculture immagino lo spazio che circonda anche un semplice oggetto che mi ha stimolato, proietto su di esso ciò che mi suscita e ad esso associo un’altra forma e così via fino a che no arrivo ad un accordo tra la forma e il concetto, tra la sua forma interna che genera e il suo involucro esterno che si manifesta.
LUIGI ZANGHERI
Ritenete utile (o inutile) nell’attuale scenario del sistema dell’arte un atteggiamento “morale” in rapporto al proprio operare?
Penso che un principio di linea morale tra l’artista e il suo lavoro ci debba sempre essere.
Ovviamente come tutti quelli nel settore avranno capito, lo scarto tra l’essere e il creare è notevolmente ampio perché durante l’atto creativo entrano in gioco fattori che apparentemente sono nascosti al fruitore. Questi fattori possono essere ludici, sperimentali o concettuali e servono ad alimentare lo stesso lavoro dell’artista che in qualche maniera si circonda di stati d’animo e passaggi utili ad intraprendere alcune strade e direzioni. Quindi in conclusione non è tutto riducibile in stile o linguaggio usato; parlerei più di moralità interna,di concetto o forma delle opere.
PIETRO GAGLIANO’
Una riflessione sugli studi d’artista impone l’interrogativo sulla distanza che l’artista pone, o elude, tra sé e il mondo e su quanto sia giustificabile oggi il lavoro di un artista che (seguendo un modello romantico e bohemien) ritenga di poter lavorare senza guardare oltre i confini del proprio spazio protetto. L’attualità (su scala locale e globale) che peso ha nel processo creativo? Quanto un artista dovrebbe avvertire il dovere di sollevare le questioni del disagio sociale, del dissesto ecologico, dell’emergenza geopolitica?
Io stesso avverto le differenze sostanziali tra i vari linguaggi artistici e non nascondo che alcuni di essi si muovono in direzioni più attuali o meglio, usano alcuni codici e metodi formali che appartengono se si può dire ad un “linguaggio Contemporaneo”. L’artista di prima non è lo stesso artista di ora e così il bohemien “contemporaneo” non è più il bohemien di una volta. Trovo riduttiva L’idea che l’artista lavorando nello studio sia chiuso tra le sue mura e sia staccato e lontano da un pensiero attuale e collettivo; se le sue opere non lo sono e il suo pensiero neanche forse questo artista dovrà lavorare più sul versante promozionale o semplicemente dovrà crescere. In fondo credo che contemporaneo o no ogni artista abbia bisogno del suo studio e della sua intimità per lavorare in modo da poter pensare e progettare anche i progetti che avranno una collocazione o una fruizione esterna.
FIAMMETTA STRIGOLI
Televisione, pubblicità, personal computer, internet concorrono a caratterizzare l’individuo di questo nostro tempo come homo videns, un fruitore d’immagini esposto ad esperienze visive che sono il risultato della ricerca tecnica prima, tecnologica poi, e che hanno talvolta fornito “materiali” al fare arte, incidendo sul profilo dell’artista contemporaneo per l’opportunità di amplificare la propria traiettoria operativa, contaminando e ibridando i linguaggi espressivi.
Salto in positivo di creatività comunicativa, capace di cambiare nel tempo il significato di artista più vicino al profilo dell’artista rinascimentale o anti-arte che nega la “vera” creatività a partire dalla presa di distanza dal concetto di manualità, insito nei generi classici come il disegno, la pittura e la scultura?
Condivido in pieno la spinta positiva che la tecnologia e il digitale hanno e ancora portano all’arte; sicuramente hanno permesso di ampliare il pensiero e il percepire delle persone.
Hanno generato esemplari di lavori di notevole valore artistico che probabilmente rimarranno attuali per molto tempo come molte delle opere del passato; ogni periodo ha le sue tecniche ma quel che conta sembra essere in gran parte il pensiero che sta a monte dell’opera stessa. Il ruolo della critica e del mondo operatore dell’arte allora spero sia quello di proteggere e appoggiare gli artisti di qualità che decidono di lavorare in maniera contemporanea o meglio contaminata dalla tecnologia e da i suoi aspetti pratici, affrontando o partendo anche dai linguaggi più tradizionali dell’arte come la scultura o la pittura. A nessuno può far piacere il fatto che si parli di pittura installata o scultura invece di istallazione: cambiano solo i materiali la posizione e lo spazio attorno all’opera.
CRISTINA GIACHI
Si sentono parte di un movimento artistico fiorentino? Esiste una sinergia tra i giovani artisti? Esistono luoghi di discussione-confronto? Si lavora pensando alla città o il lavoro è rivolto ad un pubblico esterno?
Per quanto mi riguarda non so cosa si possa definire quando si parla della scena dei giovani artisti Fiorentini.
Secondo il jet set contemporaneo di Firenze il circuito che conta è distante dalla realtà “underground” dei giovani artisti, ma non così distante dalla poetica e dalla qualità di questi ultimi.
Io stesso ho partecipato in diverse mostre di gruppo nel periodo di studio e anche dopo la laurea e ho dei bellissimi ricordi di mostre ben curate e ben allestite. Spero veramente che il progetto di Case d’arte possa aprire gli occhi a tanta gente che non conosce l’esistenza di una realtà artistica molto ben più ampia e produttiva.
Per far sì che questo piccolo movimento si alimenti e rimanga inteso come collettivo, ci vuole il supporto delle istituzioni, delle gallerie e della critica.
VALENTINA FILICE
Reputi che quello dell’artista possa essere ritenuto un mestiere pari agli altri? Se d’accordo, in che termini potrebbe regolarizzarsi all’interno del circuito economico e produttivo nazionale?
Sicuramente quello dell’artista può e deve essere considerato un lavoro non solo perché produce soldi e quindi buono per l’economia, ma sostanzialmente perché utile alle generazioni e alla produttività creativa di noi individui. La sempre più alta partecipazione delle aziende nell’aiutare e collaborare con gli artisti apre sicuramente nuove opportunità lavorative e dovrebbe comunque puntare, dico ogni tipo di azienda, ad abbracciare una fetta più alta di discipline artistiche.
MARIA GIULIANA VIDETTA
Qual è la vostra domanda? Più precisamente, l’opera d’arte/l’attività artistica risponde alla domanda che l’artista si è posto e che attraverso l’opera rimanda al fruitore?
ARTEFICE
L’idea del progetto Case d’Arte nasce dall’intuizione di poter mettere in relazione varie realtà di creativi presenti in città per poter così ampliare una rete di lavoro e quindi creare anche maggiori occasioni di visibilità.
Quali azioni potrebbero portare un contributo positivo alla scena culturale fiorentina?
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interesse per eventuali corsi di scultura amotoriali anche con altro partecipante
Tel.339/8629701