ARTISTA
Muriel Prandato (02/08/1974) – fotografia analogica e digitale
Paolo Formichella (11/09/1976) – fotografia analogica e digitale
INDIRIZZO
piazza Scalelle n°12
50034
Marradi (FI)
CONTATTI
murielprandato@hotmail.com
paolo.formichella@gmail.com
INTERVISTA
LUIGI LOMBARDI VALLAURI
L’Arte è qualcosa che punta all’emozione estetica, ma l’emozione estetica può essere un punto d’appoggio per un balzo a qualcosa di ulteriore? Sei in grado di descrivere l’ulteriore?
La funzione estetica può essere considerata come una delle possibili chiavi di accesso, o modi di lettura, dell’arte. Fa parte di una concezione che appartiene a un certo percorso storico, in cui l’armonia e il bello sono il messaggio, ma non sono necessariamente parte integrante del linguaggio artistico stesso. L’estetica è un modo di essere dell’arte, non il suo Essere. Oppure non si potrebbero giustificare esperienze artistiche più vicine a ragioni documentarie, antropologiche, morali ….
L’estetica è determinante, come strumento comunicativo, emotivo o di sintesi armonica, ma non come espressione chiave del messaggio artistico; anche se spesso è vero che l’efficace correlazione tra forma e contenuto ha la sua perfetta sintesi proprio nell’elaborazione estetica.
L’estetica è un patrimonio linguistico, un possibile mezzo, spesso efficace, per raggiungere il messaggio. Non un fine ultimo sotto cui sottintendere ogni possibile esperienza artistica.
GIULIANO DA EMPOLI
L’arte non può forse cambiare il mondo, ma può almeno tentare di cambiare il modo di vedere il mondo. Come pensi che la tua ricerca artistica possa cambiare il modo di vedere la città?
L’arte è visione. Ma anche percezione, contatto. Ha un rapporto tattile ed esperienziale con il mondo che la circonda, o non avrebbe aderenza con la realtà, il vissuto, le esperienze umane. L’arte, nella migliore delle ipotesi, ha una funzione: permette a chi la fruisce di riappacificarsi con il mondo, comprenderlo, riviverlo. Rielaborare la propria esperienza personale in senso più ampio (potremmo osare il termine “universale”) mettendola in comune con le esperienze altrui, appunto “filtrate” e codificate nella sintesi estetica del linguaggio artistico.
L’arte non solo aiuta a vedere il mondo che ci circonda, ma aiuta a comprenderlo, condividerlo. Offre uno strumento di riflessione prezioso, che arricchisce le possibilità offerte dall’esperienza personale. In un mondo diverso, anche l’arte sarebbe differente.
PIERO FERRUCCI
Pensando a una delle tue opere, come descriveresti la sua nascita e il suo sviluppo nel tuo mondo interiore?
Ovviamente le immagini sono parte del mondo interiore di chi le crea. Sia che si tratti di immagini che in qualche modo fanno parte della memoria personale, frutto dell’esperienza e del vissuto, elaborate col filtro della memoria. Sia che si tratti di un racconto personale di se stessi o del mondo altrui che attraversa la nostra esperienza. Le immagini vengono da noi, fanno parte di noi come i sogni e i pensieri. Quando “escono” è solo per trovare un loro spazio nel mondo, per vivere di vita propria insieme ad altri. Per essere condivise con chi sappia riviverle e ammetterle nel proprio mondo interiore. Le immagini non appartengono a chi le ha create. Chi ha deciso di “farle uscire” ha permesso a chi sappia leggerle di “ricrearle” e di farle appartenere al “mondo interiore” di un altro, spesso sconosciuto..
LUIGI ZANGHERI
Ritenete utile (o inutile) nell’attuale scenario del sistema dell’arte un atteggiamento “morale” in rapporto al proprio operare?
L’arte, in certi periodi storici, ha dovuto assumere un doveroso atteggiamento morale. Se è vero che l’arte anticipa il senso comune, allora è anche vero che spesso spetta proprio agli artisti il compito di elaborare, e comunicare, messaggi morali, fino ad assumere un impegno “civile”.
Non è detto, però, che gli esiti di questa scelta abbiamo raggiunto i risultati sperati, o che gli artisti che hanno scelto di promuovere, attraverso l’arte, contenuti moralmente impegnati, abbiamo realizzato opere in cui lo spessore artistico equivalesse il merito “morale”. L’arte nasce con una finalità immaginifica, non morale. Quando la società la piega a dover far fronte ad altri impegni (tra cui quello morale), a questo punto il suo compito non è più solamente creativo.
Certo, può essere sinceramente doveroso assumente un impegno morale. Anche se bisogna accettarlo, spesso avviene proprio a discapito dell’Arte.
PIETRO GAGLIANO’
Una riflessione sugli studi d’artista impone l’interrogativo sulla distanza che l’artista pone, o elude, tra sé e il mondo e su quanto sia giustificabile oggi il lavoro di un artista che (seguendo un modello romantico e bohemien) ritenga di poter lavorare senza guardare oltre i confini del proprio spazio protetto. L’attualità (su scala locale e globale) che peso ha nel processo creativo? Quanto un artista dovrebbe avvertire il dovere di sollevare le questioni del disagio sociale, del dissesto ecologico, dell’emergenza geopolitica?
Ancora una volta la questione morale. Cosa dovrebbe rappresentare un artista, se non il suo mondo? Che sia quello legato all’esperienza strettamente personale o la vita che gli scorre davanti, un artista è necessariamente parte del mondo che vive, della propria epoca, della propria, nazione, città e famiglia. Questo è, e questo rappresenta.
Quello che cambia è il modo di leggere il mondo: le priorità, gli affetti, la sensibilità di ognuno forniscono la chiave di lettura della propria esperienza , e quindi il proprio resoconto. E’ necessario, fondamentale, guardarsi attorno, spesso anche vivere le vite altrui. Poi però viene il momento in cui occorre il silenzio, la solitudine; il tempo di riflettere su quanto si è visto e vissuto, per cercare di raccontarlo ad altri.
FIAMMETTA STRIGOLI
Televisione, pubblicità, personal computer, internet concorrono a caratterizzare l’individuo di questo nostro tempo come homo videns, un fruitore di immagini esposto ad esperienze visive che sono il risultato della ricerca tecnica prima, tecnologica poi, e che hanno talvolta fornito “materiali” al fare arte, incidendo sul profilo dell’artista contemporaneo per l’opportunità di amplificare la propria traiettoria operativa, contaminando e ibridando i linguaggi espressivi.
Salto in positivo di creatività comunicativa capace di cambiare nel tempo il significato di artista più vicino al profilo dell’artista rinascimentale o anti-arte che nega la “vera” creatività a partire dalla presa di distanza dal concetto di manualità, insito nei generi classici come il disegno, la pittura e la scultura?
La distanza dalla materia, o meglio, dalla manualità, nell’arte è uno dei presupposti della fotografia. Quando una macchina, figlia della rivoluzione industriale, insieme a un procedimento fisico-chimico e a un meccanismo ottico hanno la priorità sul contributo “consapevole” dell’artista, comincia la rivoluzione dell’immagine. Una rivoluzione, per lo meno nella consapevolezza, che ha nei suoi sviluppi (cinema, televisione, internet, digitale, e probabilmente molto altro ancora a venire) solo un ampliamento di prospettive.
L’arte libera: da schemi, codifiche, persino dal messaggio o dal contenuto. Lasciata libera di esprimere se stessa, di contaminarsi coi contributi altrui. Come poteva essere arte, nell’antichità, una pietra sollevata da terra, un simbolo, un totem, a cui affidare messaggi, libero dai vincoli dell’estetica, della logica e spesso anche della ragione. Chi lo dice che bisogna stabilire un confine tra il materiale e il simbolico?
CRISTINA GIACHI
Ti senti parte di un movimento artistico fiorentino? Esiste una sinergia tra i giovani artisti? Esistono luoghi di discussione-confronto? Si lavora pensando alla città o il lavoro è rivolto ad un pubblico esterno?
Viviamo da poco a Marradi, un paesino dell’Alto Mugello, un’area della provincia di Firenze piuttosto peculiare. Sul bordo tra la Toscana e la Romagna, è una terra di “frontiera”, in cui si mescolano gli accenti, le abitudini, persino i gusti in cucina.
Siamo al confine. C’è chi dice che le terre di confine, i limiti, siano quelle che offrono più potenzialità. Per altri sono zone da escludere a priori, proprio perché non stanno nel “centro”, nel cuore della vita vissuta. La nostra è un’esperienza. Troppo presto per capire dove stiamo andando. Negli ultimi mesi abbiamo promosso iniziative artistiche legate alla fotografia nel nostro nuovo paese. E’ stato impegnativo, ed è stato un successo. Più che discussione, c’è stata collaborazione. L’arte fa parte di questo territorio, è parte integrante di questa comunità. Noi e i nostri nuovi “compaesani”, pare, abbiamo usato lo stesso linguaggio, e ci siamo intesi benissimo.
VALENTINA FILICE
Reputi che quello dell’artista possa essere ritenuto un mestiere pari agli altri? Se d’accordo, in che termini potrebbe regolarizzarsi all’interno del circuito economico e produttivo nazionale?
Se la memoria non ci inganna, Van Gogh vendette una sola delle sue opere, a una sua cara amica, che l’acquistò per infondere coraggio in un artista che riteneva gonfio di talento. Non possiamo sapere cosa sarebbe accaduto alle sue immagini, se improvvisamente quello di dipingere fosse diventato il suo “mestiere”. In una società iper-regolarizzata, codificata, in cui, in nome del benessere e della sicurezza sociale anche gli aspetti più privati sono soggetti a un codice (la stessa tutela della riservatezza è codificata), è ovvio che anche l’arte passi da questo vaglio puntuale.
L’arte è codice. Ha una sua lingua, una struttura, una geometria. Che fanno parte del suo essere, con cui è necessario confrontarsi per costruire un messaggio. Proprio per questo l’arte non è un mestiere. Le regole dell’arte sono troppo ferree per lasciarsi plasmare dal “buon vivere” sociale.
“La bellezza salverà il mondo”…. Se ci togliete l’arte, l’aria e la poesia, cosa altro ci resta?
MARIA GIULIANA VIDETTA
Qual è la vostra domanda? Più precisamente, l’opera d’arte/l’attività artistica risponde alla domanda che l’artista si è posto e che attraverso l’opera rimanda al fruitore?
L’opera d’arte non risponde alle domande, ma le pone. A volte è difficile persino identificare quale sia la domanda si sta ponendo. Quando si comincia un’opera, si può, forse, identificare il momento d’inizio. Ma chi sa dove questa opera andrà a finire?
L’arte è un mezzo per scavare tra i dubbi, per cercare di trovare un filo tra i pensieri. Ma anche per cercare di comprendere il mondo. Ogni immagine rimane un interrogativo, anche per chi la crea. Il quesito principale è apparentemente semplice: qual è il senso di ciò che ho davanti agli occhi, che incontro attraverso l’esperienza? Forse sono proprio i fruitori delle immagine i più adatti a trovarle un significato più definito, un suo ruolo e un suo spazio. Forse anche per l’artista, rivedere la propria immagine davanti agli occhi, la rappresentazione di quello che “è stato” reale (nel caso della fotografia) ha un significato nuovo, anche se non è, necessariamente, una risposta.
ARTEFICE
L’idea del progetto Case d’Arte nasce dall’intuizione di poter mettere in relazione varie realtà di creativi presenti in città per poter così ampliare una rete di lavoro e quindi creare anche maggiori occasioni di visibilità.
Quali azioni potrebbero portare un contributo positivo alla scena culturale fiorentina?
Viviamo in provincia, più che della ricchissima offerta culturale e artistica della città di Firenze, potremmo parlare delle proposte originali e creative delle piccole realtà locali. Pensare che il tessuto artistico e culturale delle zone rurali sia poca cosa è un errore. Le piccole realtà sono estremamente attive e hanno in più il dono di riuscire a coinvolgere le comunità che vi abitano a partecipare alla vita artistica nelle sue varie forme. Le azioni volte all’interscambio, all’incremento delle relazioni tra comunità locali, ma anche tra Firenze e il resto della provincia, le iniziative che tengano presente il territorio, la gente che lo popola, con le sue tradizioni e il suo tessuto colturale, darebbero un grosso contributo alla ricchezza culturale e artistica fiorentina.
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