ARTISTA
Erbabianca Giovanni (02/10/1975) – Arte dai Rifiuti, ecodesign
INDIRIZZO
Via Giano della Bella n°20
50124
Firenze
CONTATTI
ecodesign.erbabianca@gmail.com
www.erbabianca.com
INTERVISTA
LUIGI LOMBARDI VALLAURI
L’Arte è qualcosa che punta all’emozione estetica, ma l’emozione estetica può essere un punto d’appoggio per un balzo a qualcosa di ulteriore? Sei in grado di descrivere l’ulteriore?
L’emozione che io provo mi spinge alla conoscenza dei fenomeni che hanno provocato tale emozione (esempio se mi piace una musica mi incuriosisce sapere l’autore, che strumenti ha adoperato, da quale retaggio culturale proviene, ecc…; o se mi piace un cibo vorrò sapere gli ingredienti che sono stati adoperati e come; e così via…), l’ulteriore che lei chiede di descrivere potrebbe essere la conoscenza di ciò che mi accade dentro e l’arte la molla che mi spinge verso tale direzione, verso la conoscenza delle emozioni, dei sentimenti, dei pensieri…e così inizia un viaggio che non avrà mai fine!
GIULIANO DA EMPOLI
L’arte non può forse cambiare il mondo, ma può almeno tentare il cambiare il modo di vedere il mondo. Come pensi che la tua ricerca artistica possa cambiare il modo di vedere la città?
La risposta alla sua domanda è che ci vuole coraggio per invitare gli altri a cambiare, l’arte è una sfida e la nostra città spesso vive solo di rendita. Io personalmente non cerco più di cambiare il contesto, ma lavoro su me stesso e il contesto muta conseguentemente, cioè partecipo alla concreazione, un processo che include tutti gli uomini e le altre forme di vita, che ci lega più di quanto non ci rendiamo conto. Ciò che la invito a fare è di sperimentare in prima persona nuove forme di approccio al lavoro che svolge, che è un po’ come perdere le proprie idee per ritrovarne di nuove, ci vuole fiducia nell’ignoto per farlo, ma penso che ne valga la pena.
PIERO FERRUCCI
Pensando a una delle tue opere, come descriveresti la sua nascita e il suo sviluppo nel tuo mondo interiore?
Tutte le opere sono come dei figli: concepimento, gestazione, nascita. Dopo i primi che il caso mi ha donato, gli altri sono fortemente voluti ed il vivere appieno tutte le fasi del processo, in una consapevolezza che ogni attimo è unico e irripetibile, nutre la mia anima. Quasi tutte le cose che faccio sono inevitabilmente parte della mia biografia e della mia storia e ciascun oggetto e gesto sono frutti di un’alchimia di pensieri ed emozioni, l’opera diventa quindi uno specchio nel quale scopro me stesso e il mondo, a volte mi piace ciò che vedo, altre no! Questo è ciò che succede nel mio interiore e penso che la riuscita o meno del lavoro dipenda dalla disponibilità di accettare ciò che lo specchio mi mostra.
LUIGI ZANGHERI
Ritenete che nell’attuale momento di crisi generalizzata dei valori la “ricerca” e il concetto di “qualità” siano ancora essenziali nel fare arte?
Per rispondere alla sua domanda bisognerebbe confrontarsi sul significato della parola “morale”:comunque per come la vedo io l’arte è un’attività che non esula dalle altre, quindi è protesa alla ricerca di ciò che è BELLO e BUONO.
PIETRO GAGLIANO’
Una riflessione sugli studi d’artista impone l’interrogativo sulla distanza che l’artista pone, o elude, tra sé e il mondo e su quanto sia giustificabile oggi il lavoro di un artista che (seguendo un modello romantico e bohemien) ritenga di poter lavorare senza guardare oltre i confini del proprio spazio protetto. L’attualità (su scala locale e globale) che peso ha nel processo creativo? Quanto un artista dovrebbe avvertire il dovere di sollevare le questioni del disagio sociale, del dissesto ecologico, dell’emergenza geopolitica?
Forse l’arte è una delle forme che meglio esprimono una volontà di trascendenza e comprensione del vivere e accomuna gli uomini lontani nello spazio e nel tempo, detto questo come si può pensare che il processo creativo non stia nella realtà, sarebbe come dire che l’attività artistica è una fuga dalla realtà. Per quanto mi riguarda la mia attività di artista trash che mira all’eco-design è per sua natura impegno ambientale e sociale e in questo penso che il contributo che posso dare sia significativo.
FIAMMETTA STRIGOLI
Televisione, pubblicità, personal computer, internet concorrono a caratterizzare l’individuo di questo nostro tempo come homo videns, un fruitore d’immagini esposto ad esperienze visive che sono il risultato della ricerca tecnica prima, tecnologica poi, e che hanno talvolta fornito “materiali” al fare arte, incidendo sul profilo dell’artista contemporaneo per l’opportunità di amplificare la propria traiettoria operativa, contaminando e ibridando i linguaggi espressivi.
Salto in positivo di creatività comunicativa, capace di cambiare nel tempo il significato di artista più vicino al profilo dell’artista rinascimentale o anti-arte che nega la “vera” creatività a partire dalla presa di distanza dal concetto di manualità, insito nei generi classici come il disegno, la pittura e la scultura?
Io penso che l’arte ai nostri giorni presume che una persona ABBIA delle cose da dire o quantomeno il desiderio di esprimere e di comunicare, poi trova il mezzo che gli è più congeniale, il problema è quando uno non ha niente da dire, allora non c’è mezzo che sia funzionale ad un cervello piatto e vuoto! Bisogna che non abbassiamo la guardia nell’educarci all’importanza dell’espressione come momento centrale della nostra vita, momento sacro. Così come quando siamo fruitori delle opere altrui bisogna essere rispettosi e critici e porsi tante belle domande e non vergognarsi di chiedere aiuto agli altri per migliorarsi.
CRISTINA GIACHI
Si sentono parte di un movimento artistico fiorentino? Esiste una sinergia tra i giovani artisti? Esistono luoghi di discussione-confronto? Si lavora pensando alla città o il lavoro è rivolto ad un pubblico esterno?
Molto probabilmente il movimento artistico fiorentino del quale faccio parte è composto da persone che non sono consapevoli di fare arte nel senso stretto delle discipline considerate tali (esempio mia nonna, casalinga o gli amici di ACF, associazione di impegno sociale,Mariapia di fuoribinario,ecc…). Spero vivamente che le persone che si incontrano nei contesti vari che non conosco si sentano motivate dal lavorare insieme e dal progettare insieme! Per quanto mi riguarda la città nella quale vivo e lavoro è il terreno dove, come un contadino, metto i miei semi!
VALENTINA FILICE
Reputi che quello dell’artista possa essere ritenuto un mestiere pari agli altri? Se d’accordo, in che termini potrebbe regolarizzarsi all’interno del circuito economico e produttivo nazionale?
Che in una città d’arte si debba ancora affermare l’arte come un mestiere purtroppo la dice lunga sui limiti grandi che ci sono in giro! La sua domanda meriterebbe delle assemblee, se vuole le progettiamo insieme.
MARIA GIULIANA VIDETTA
Qual è la vostra domanda? Più precisamente, l’opera d’arte/l’attività artistica risponde alla domanda che l’artista si è posto e che attraverso l’opera rimanda al fruitore?
Chi sono io?
ARTEFICE
L’idea del progetto Case d’Arte nasce dall’intuizione di poter mettere in relazione varie realtà di creativi presenti in città per poter così ampliare una rete di lavoro e quindi creare anche maggiori occasioni di visibilità.
Quali azioni potrebbero portare un contributo positivo alla scena culturale fiorentina?
D’impulso mi viene da rispondere che ognuno faccia bene, anzi ” meglio di bene”, il proprio lavoro. Per quanto riguarda le azioni concrete , sicuramente incontrarsi e conoscersi è il primo passo.
Questa presentazione richiede JavaScript.