MITI DEVIANTI

ARTISTA
Davitti Daniele (10/03/1986) – Pittura, Moda, Illustrazione

INDIRIZZO
Via Filippo Corridoni n° 41
50134
Firenze

CONTATTI
danieledavitti@gmail.com
www.danieledavitti.it

INTERVISTA

LUIGI LOMBARDI VALLAURI  
L’Arte è qualcosa che punta all’emozione estetica, ma l’emozione estetica può essere un punto d’appoggio per un balzo a qualcosa di ulteriore. Sei in grado di descrivere l’ulteriore?

Credo fermamente che l’emozione estetica e comunque la bellezza di un’opera siano un dato fondamentale nella produzione dell’arte, l’opera deve essere godibile per lo spettatore anche se non se ne conoscono concetti e tematiche nascoste sotto le pennellate, una volta superato questo schema credo che l’arte possa far scaturire un pensiero critico ed un’autentica emozione sentimentale, che può spaziare dalla meraviglia, all’autoanalisi, dalla tristezza alla pace dei sensi.

GIULIANO DA EMPOLI  
L’arte non può forse cambiare il mondo, ma può almeno tentare il cambiare il modo di vedere il mondo. Come pensi che la tua ricerca artistica possa cambiare il modo di vedere la città?

La mia produzione artistica ha sempre una base critica per quanto riguarda il tema della società in cui viviamo ed  è sempre mossa da una profonda analisi sullo sviluppo ed il cambiamento dei linguaggi artistici.
L’arte è la mia ragione di vita e nel crearla rielaboro i suoi linguaggi ed i suoi schemi visivi dall’arte antica, vorrei con il mio lavoro veicolare pensiero e critica in un sistema visivo che si basa sulle tecniche e gli archetipi del passato, rappresentando quasi unicamente esseri umani voglio raccontarne le storie cercando di mettere spesso in  luce anche gli aspetti peggiori e gli errori commessi nel passato, come monito per il futuro. Per quanto riguarda Firenze ho realizzato nel 2008, una collezione di abiti “collezione fiorentina” basando tutta la ricerca sulle personalità e le avanguardie fiorentine nell’epoca in cui fu capitale d’Italia.

PIERO FERRUCCI
Pensando a una delle tue opere, come descriveresti la sua nascita e il suo sviluppo nel tuo mondo interiore?

In Giappone ho incontrato l’arte del kimono, tutte le affascinanti fasi delle operazioni che potevano richiedere anche un anno intero di lavoro per un solo capo il tutto realizzato a mano in ogni sua parte. Mi spiegarono dell’antica usanza di “salvare il kimono” dalle varie calamità che quello stato sempre ha dovuto fronteggiare, mentre i palazzi bruciavano il kimono veniva portato in salvo per essere preservato. Mi domandai allora chi di noi, oggi, salverebbe un paio di jeans durante un incendio nella propria casa?? “Nessuno!”. Da qui creai un mio capo che tinsi, dipinsi, cucii e ricamai interamente a mano in solitudine, ci vollero cinque mesi di lavoro e lo chiamai kimono della luce, per spiegare che veicolo di illuminazione personale ed artistica fu per me questo capo.

LUIGI ZANGHERI
Ritenete utile (o inutile) nell’attuale scenario del sistema dell’arte un atteggiamento “morale” in rapporto al proprio operare?

Credo che qualunque artista, sia esso pittore, musicista o scrittore, trasporti nella sua opera la propria visione della morale. Personalmente lo trovo un atteggiamento giusto e necessario, sono infatti molto contrario a quegli artisti che danno spesso l’idea di non avere alba di quello che stanno facendo, credo sia necessaria una buona dose di costanza quando si crea e dato fondamentale essere presenti a se stessi in ogni fase dell’iter creativo.

PIETRO GAGLIANO’
Una riflessione sugli studi d’artista impone l’interrogativo sulla distanza che l’artista pone, o elude, tra sé e il mondo e su quanto sia giustificabile oggi il lavoro di un artista che (seguendo un modello romantico e bohemien) ritenga di poter lavorare senza guardare oltre i confini del proprio spazio protetto. L’attualità (su scala locale e globale) che peso ha nel processo creativo? Quanto un artista dovrebbe avvertire il dovere di sollevare le questioni del disagio sociale, del dissesto ecologico, dell’emergenza geopolitica?

Credo che la figura dell’artista bohemien sia da sempre affascinantissima per tutti quelli che operano nel campo dell’arte, ma siamo anche coscienti del fatto che richiudersi nel proprio studio porti alla lunga ad un totale inaridimento della propria opera, il rapporto col mondo esterno è fondamentale per l’artista perché permette la critica e lo scopo finale della propria opera cioè far arrivare il proprio messaggio ai terzi. Credo che anche un artista come me, che lavora principalmente su tematiche e tecniche del passato, abbia molto ben presente la situazione contemporanea del pianeta in cui vive, e penso che sia inevitabile “parlarne” tramite il proprio lavoro. Credo che non possa esistere arte apolitica o che non tocchi in alcun modo l’attualità.

FIAMMETTA STRIGOLI
Televisione, pubblicità, personal computer, internet concorrono a caratterizzare l’individuo di questo nostro tempo come homo videns, un fruitore d’immagini esposto ad esperienze visive che sono il risultato della ricerca tecnica prima, tecnologica poi, e che hanno talvolta fornito “materiali” al fare arte, incidendo sul profilo dell’artista contemporaneo per l’opportunità di amplificare la propria traiettoria operativa, contaminando e ibridando i linguaggi espressivi.
Salto in positivo di creatività comunicativa, capace di cambiare nel tempo il significato di artista più vicino al profilo dell’artista rinascimentale o anti-arte che nega la “vera” creatività a partire dalla presa di distanza dal concetto di manualità, insito nei generi classici come il disegno, la pittura e la scultura?

Personalmente utilizzo molto tutte le nuove possibilità tecnologiche e sociali che permette quest’epoca, ho avuto lavori come illustratore tramite face book, ed ho ricevuto congratulazioni e critiche per il mio lavoro anche da persone che abitano a oceani di distanza dall’Italia solo grazie al mio sito internet, posso utilizzare programmi di grafica per modificare ed arricchire il mio lavoro o semplicemente per presentarlo in modo più professionale.
Detto questo credo fortemente che l’arte richieda sempre il concetto di qualità, tecnica e manualità, per il semplice fatto che l’energia che si ha mentre si crea qualcosa rimane come intrappolata nell’opera e concorre a creare quella che è” l’anima” dell’opera.

CRISTINA GIACHI
Si sentono parte di un movimento artistico fiorentino? Esiste una sinergia tra i giovani artisti? Esistono luoghi di discussione-confronto? Si lavora pensando alla città o il lavoro è rivolto ad un pubblico esterno?

Vedo che si cerca di creare qualcosa, che spuntano ogni tanto luoghi, manifestazioni e piccoli gruppi organizzati di giovani artisti. Ma spesso mi sembrano realtà un po’ provinciali e grette, anche in questi casi i nomi continuano ad essere gli stessi e il successo delle manifestazioni è spesso decretato più dalla persone che espongono ed organizzano che dai lavori esposti.
Personalmente non mi ritrovo molto nel contesto artistico della città, non sono a conoscenza di luoghi di ritrovo e confronto tra artisti giovani e creo il mio lavoro basandomi spesso su questo splendido luogo e le sue storie ma per renderlo fruibile da chi non risiede qui.

VALENTINA FILICE
Reputi che quello dell’artista possa essere ritenuto un mestiere pari agli altri? Se d’accordo, in che termini potrebbe regolarizzarsi all’interno del circuito economico e produttivo nazionale?

Non credo che lo si possa definire tale per il semplice fatto che il lavoro dell’artista è parallelo ed integrato con qualunque momento della vita, non ci sono entrate ed uscite, ferie, cartellini da timbrare, non ci sono ferie e dinamiche lavorative tradizionali.

MARIA GIULIANA VIDETTA
Qual è la vostra domanda? Più precisamente, l’opera d’arte/l’attività artistica risponde alla domanda che l’artista si è posto e che attraverso l’opera rimanda al fruitore?

La mia domanda è prevalentemente rivolta all’animo umano, alle sue storie, alle sue caratteristiche e debolezze, al suo genio e alla sue capacità inventive e distruttive. Con la mia ricerca io metto in luce queste attività e queste personalità al fine di mostrare al mio spettatore tutta la bellezza e la complicatezza, i progressi ed i recessi dell’umanità con lo scopo di poter aiutare me stesso e chi fruisce la mia opera ad essere più presente a se stesso e in armonia con questo mondo ed i suoi abitanti.

ASSOCIAZIONE ARTEFICE
L’idea del progetto Case d’Arte nasce dall’intuizione di poter mettere in relazione varie realtà di creativi presenti in città per poter così ampliare una rete di lavoro e quindi creare anche maggiori occasioni di visibilità.
Quali azioni potrebbero portare un contributo positivo alla scena culturale fiorentina?

Il lasciare ai giovani ed agli artisti, come agli intellettuali e a chi ha davvero voglia di far entrare questa città in nuove dinamiche (che non siano solo legate all’arte antica e al turismo) le possibilità per farlo evitando i numerosissimi ostacoli burocratici, i vincoli e la sfiducia galoppante che contraddistinguono i tipici ostacoli  pratici che questa città e le sue istituzioni riservano a chiunque desideri tentare qualcosa di nuovo e non garantito da un punto di vista economico e sociale. Un esempio pratico potrebbe essere dare la possibilità di avere spazi o visibilità mediatica senza il bisogno di accendere un mutuo in banca.

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