ARTISTA disegno, scultura, fotografia, video, installazione, performance
Post office: Grasso Sara (1985)
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INTERVISTA
LUIGI LOMBARDI VALLAURI
L’Arte è qualcosa che punta all’emozione estetica, ma l’emozione estetica può essere un punto d’appoggio per un balzo a qualcosa di ulteriore? Sei in grado di descrivere l’ulteriore?
Credo che l’emozione estetica possa fungere come primo punto di interesse e contatto per poi introdurre quegli interrogativi che conducono dall’estetico all’etico. In questa realtà sociale consumista in cui il marketing si è impossessato delle tecniche e linguaggi dell’arte, l’artista può interpretare un ruolo critico, anche satirico e di comunicazione – informazione alternativa all’ipocrita sovrabbondanza di messaggi più o meno subliminali che spingono incessantemente verso la mera standardizzazione consumista e qualunquista.
GIULIANO DA EMPOLI
L’arte non può forse cambiare il mondo, ma può almeno tentare il cambiare il modo di vedere il mondo. Come pensi che la tua ricerca artistica possa cambiare il modo di vedere la città?
L’arte probabilmente è nata sui muri nelle caverne ed è probabilmente sui muri nelle strade che trova oggi la sua espressione più istintiva-comunicativa al di là del lucro. Chiaramente non mi riferisco alla moda-bisogno di tappezzare l’ambiente urbano con la propria tag (marchi-feticcio ostentati al pari dei fashion brands), ma ad un modo-mondo libero, dove in strada e in piazza si crea il primo “noi”. Il muro è fatto di stratificazioni di senso-simbolo e conserva l’alto potenziale democratico (o dittatoriale perchè “sbatte in faccia”?) essendo accessibile a tutti….i passanti (l’illusione del “tutto per tutti” non regge da tempo: siamo passaggi e passanti). Non dovrebbe essere permesso alla pubblicità di comprare ed invadere gli spazi pubblici deturpando l’ambiente-paesaggio urbano; il muro è il primo supporto etico-estetico.
PIERO FERRUCCI
Pensando a una delle tue opere, come descriveresti la sua nascita e il suo sviluppo nel tuo mondo interiore?
Intime sedimentazioni segrete spirali
LUIGI ZANGHERI
Ritenete utile (o inutile) nell’attuale scenario del sistema dell’arte un atteggiamento “morale” in rapporto al proprio operare?
La domanda tocca concetti dai limiti molto labili: cosa si (chi?) intende per arte e per morale? Utile per chi, a cosa: per la società, l’ambiente, la mia carriera o la mia coscienza? L’arte per sé stessa non è né morale né immorale. Personalmente mi sento vicina all’idea di “arte è vita” per cui la vita stessa diviene un’opera totale, l’individuo è l’artista che è individuo in una collettività. Stile libero in integrità e coerenza. La creazione non si limita all’oggetto-opera ma permea l’azione e lo sguardo, che sempre deve rimanere conscio dell’infinita possibilità di diversi punti di vista; in questo processo l’artista si fa spugna osmotica tra interiore ed esteriore restituendo alla collettività uno spettro di riflessione differente.
PIETRO GAGLIANO’
Una riflessione sugli studi d’artista impone l’interrogativo sulla distanza che l’artista pone, o elude, tra sé e il mondo e su quanto sia giustificabile oggi il lavoro di un artista che (seguendo un modello romantico e bohemien) ritenga di poter lavorare senza guardare oltre i confini del proprio spazio protetto. L’attualità (su scala locale e globale) che peso ha nel processo creativo? Quanto un artista dovrebbe avvertire il dovere di sollevare le questioni del disagio sociale, del dissesto l’inizio ecologico, dell’emergenza geopolitica?
Nella società mediatico-scandalistica dove l’eccesso di mezzi e messaggi informatici non corrisponde ad una reale maggiore-migliore informazione, credo che l’artista facilmente senta il diritto-dovere di mettere in evidenza i punti critici e i buchi neri delle diverse realtà sociali, geopolitiche ed ecologiche. Spesso l’inizio di questo percorso etico-estetico di analisi-ricerca-riflessione può coincidere con una situazione di disagio da cui proviene l’artista il quale, mediante il suo fare, allarga via via il proprio orizzonte . Certo nella saturazione occidentale (e sono costretta a ribadire e premere su questo), se non si è portati per lo sgomitare tra le file né si hanno le spalle coperte dal punto di vista economico, l’arte rischia di diventare un fare-rifugio per sé e i propri pochi intimi: un collage dove tuffarsi dopo le piroette per il pane. Arte è arte solo se dà il pane quotidiano ad artista e merca(n)ti e saltuario pane intellettuale e motivo di incontro e dialogo alle masse di radical-chic?
FIAMMETTA STRIGOLI
Televisione, pubblicità, personal computer, internet concorrono a caratterizzare l’individuo di questo nostro tempo come homo videns, un fruitore d’immagini esposto ad esperienze visive che sono il risultato della ricerca tecnica prima, tecnologica poi, e che hanno talvolta fornito “materiali” al fare arte, incidendo sul profilo dell’artista contemporaneo per l’opportunità di amplificare la propria traiettoria operativa, contaminando e ibridando i linguaggi espressivi.
Salto in positivo di creatività comunicativa, capace di cambiare nel tempo il significato di artista più vicino al profilo dell’artista rinascimentale o anti-arte che nega la “vera” creatività a partire dalla presa di distanza dal concetto di manualità, insito nei generi classici come il disegno, la pittura e la scultura?
Penso che non si possa essere anacronistici non accettando ciò che è e diviene. Le nuove tecniche e tecnologie si sviluppano una sull’altra garantendo all’uomo (benestante di paese industrializzato) una vita meno faticosa ma sempre più affannosa e confusa. La maggiore amplificazione coincide con la massima riduzione. Il diritto al lusso è una contraddizione di termini nella quale la pubblicità tenta di farci credere. Manualità oggi è quella dell’ingegnere elettronico forse. Arte per me è il dono di percepire qualcosa di nuovo arrivarmi dentro, ma se deve trattarsi dell’inseguimento al prossimo nuovo, al prossimo di più, più grande, allora penso che il silenzio di Douchamp non era sopravvalutato.
CRISTINA GIACHI
Si sentono parte di un movimento artistico fiorentino? Esiste una sinergia tra i giovani artisti? Esistono luoghi di discussione-confronto? Si lavora pensando alla città o il lavoro è rivolto ad un pubblico esterno?
Personalmente ho sempre fatto fatica ad aderire a movimenti e prendere parte a gruppi (di natura sia politica sia artistica), anche se sono sempre stata aperta verso tangenze ed intersezioni verso cui le esperienze della vita naturalmente conducono. L’unico gruppo in cui sono operativa attualmente è il Mail Art Network ovvero una rete internazionale di artisti che tramite il servizio postale cooperano in modo-mondo spontaneo e gratuito per la libera circolazione di energie poetiche e molto di più.
ARTEFICE
L’idea del progetto Case d’Arte nasce dall’intuizione di poter mettere in relazione varie realtà di creativi presenti in città per poter così ampliare una rete di lavoro e quindi creare anche maggiori occasioni di visibilità.
Quali azioni potrebbero portare un contributo positivo alla scena culturale fiorentina?
Terrorismo.
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