ARTISTA
Ornani Andrea (14/01/83) – pittura
INDIRIZZO
pittore itinerante
CONTATTI
andreaornani@katamail.com
www.associazioneartefice.com
INTERVISTA
LUIGI LOMBARDI VALLAURI
L’Arte è qualcosa che punta all’emozione estetica, ma l’emozione estetica può essere un punto d’appoggio per un balzo a qualcosa di ulteriore? Sei in grado di descrivere l’ulteriore?
Credo in un ‘Arte che punti all’emozione estetica cioè a far vivere delle esperienze coinvolgenti a tal punto da disarmare, rovesciare tutto per creare un altro ordine. Mi sembra che l’emozione estetica in questi termini sia qualcosa che abbia a che fare con l’esperienza del bello e che sia qualcosa capace di guarirci a poco a poco dai nostri mali. Così sempre meno bloccati non so ancora verso dove siamo destinati ad andare…forse semplicemente qui, questa volta davvero qui dove siamo.
GIULIANO DA EMPOLI
L’arte non può forse cambiare il mondo, ma può almeno tentare di cambiare il modo di vedere il mondo. Come pensi che la tua ricerca artistica possa cambiare il modo di vedere la città?
Immagino di poter lavorare insieme ad altri artisti per poter dare nuove immagini ai luoghi centrali di Firenze e anche a zone meno conosciute del capoluogo toscano. Il Duomo per esempio sarebbe ancora più ricco se noi lo vedessimo con occhi nuovi. Non due ma quattro, sei, otto occhi che ne restituiscano lo splendore di giorno, di notte, di fuori di dentro! Allo stesso modo ci sono luoghi che sembrano non esistere, che non siamo abituati a guardare ma che contengono un estrema bellezza. Alcune corti interne celano enormi muri bagnati dal sole; dei banali parcheggi liberi da automobili rivelano le loro griglie spaziali e alcune piazze meno note custodiscono i loro ritmi vitali. Così semplici finestre una sopra l’altra ci portano in cielo ed è il ponte all’indiano che sospeso innalza i suoi alti e dritti piloni rossi fra le montagne azzurre. Metteremo insieme più sguardi per disvelare nuove prospettive e per farlo sarebbe fondamentale la collaborazione del Comune.
PIERO FERRUCCI
Pensando a una delle tue opere, come descriveresti la sua nascita e il suo sviluppo nel tuo mondo interiore?
Per esempio la prima tavoletta del Duomo. La prima volta che l’ho visto davvero ho sentito il cuore piccolo piccolo nel petto, e ho visto questo complesso rimasto come fermo nei secoli e le persone, i cavalli e le automobili che gli scorrevano intorno. Questa esperienza mi ha dato la forza necessaria per superare la mia sfiducia nelle cose e nella loro bellezza. Così ritornandoci ho visto la grande parete laterale inondata dal sole come se ne vedessi solo una striscia verticale: mi è sembrata una delle cose visivamente più semplici che avessi mai visto. Ancora dopo ne ho scoperto meglio il senso verticale, poi i simboli sotto il cielo azzurro. Ognuna di queste esperienze mi permette di superare delle fasi di resistenza dove letteralmente non vedo più ciò che mi colpisce. In me ci sono continui movimenti di chiusura e apertura. Così ogni nuova scoperta visiva (dipingo soprattutto dal vero) alimenta la fiducia necessaria per aprirmi ad esperienze vere ed autentiche.
LUIGI ZANGHERI
Ritenete utile (o inutile) nell’attuale scenario del sistema dell’arte un atteggiamento “morale” in rapporto al proprio operare?
Mi sa che non conosco abbastanza l’attuale scenario dell’arte per rispondere. Però mi impegnerò a mantenermi in contatto con ciò che sento più vero ad ogni costo.
PIETRO GAGLIANO’
Una riflessione sugli studi d’artista impone l’interrogativo sulla distanza che l’artista pone, o elude, tra sé e il mondo e su quanto sia giustificabile oggi il lavoro di un artista che (seguendo un modello romantico e bohemien) ritenga di poter lavorare senza guardare oltre i confini del proprio spazio protetto. L’attualità (su scala locale e globale) che peso ha nel processo creativo? Quanto un artista dovrebbe avvertire il dovere di sollevare le questioni del disagio sociale, del dissesto ecologico, dell’emergenza geopolitica?
È vero rischiamo sempre di eludere la realtà e di rimanere chiusi in noi stessi. Francamente a me capita spesso. Credo però sia compito di ognuno di noi cercare sempre di più un rapporto di scambio e arricchimento con il mondo reale. Ma il punto è, quale realtà? Tutti siamo implicati nel dissesto ecologico e nell’emergenza geopolitica così come dall’altra parte, per esempio, tutti siamo implicati nel vivere almeno di notte il mondo onirico che contiene problemi e risorse altrettanto importanti per l’umanità. Approfondiremo la realtà politica sociale se ne siamo coinvolti profondamente, così quella onirica se ci accorgiamo della sua vera vitalità. Allora al di là della maggiore importanza di una realtà sull’altra credo che ognuno a suo modo deva impegnarsi a riconoscere l’altro che si porta dentro e che incontra poi inevitabilmente fuori. Chissà forse queste realtà interne ed esterne che sembrano così diverse si riveleranno come estremamente collegate.
FIAMMETTA STRIGOLI
Televisione, pubblicità, personal computer, internet concorrono a caratterizzare l’individuo di questo nostro tempo come homo videns, un fruitore di immagini esposto ad esperienze visive che sono il risultato della ricerca tecnica prima, tecnologica poi, e che hanno talvolta fornito “materiali” al fare arte, incidendo sul profilo dell’artista contemporaneo per l’opportunità di amplificare la propria traiettoria operativa, contaminando e ibridando i linguaggi espressivi.
Salto in positivo di creatività comunicativa capace di cambiare nel tempo il significato di artista più vicino al profilo dell’artista rinascimentale o anti-arte che nega la “vera” creatività a partire dalla presa di distanza dal concetto di manualità, insito nei generi classici come il disegno, la pittura e la scultura?
No, anti arte non direi proprio. Ogni mezzo che si avvicina a suo modo alla bellezza mi sembra valido, che vengano usate le mani o meno. La bellezza mi sembra più importante al di là di tutto. È appannaggio di qualcuno o qualcosa? Direi di no. Va al di là di ogni genere. Mi viene da dire che l’Arte manuale o digitale o chissà che cosa possa ogni giorno sempre di più guidarci nel giardino della bellezza. Certo, forse sembra troppo vaga una risposta così, che brucia velocemente questi interrogativi. Eppure la bellezza è sì effimera, sfuggente, soggettiva ma è anche essenziale e profondamente radicata dentro gli uomini. Mi piace ricordare le parole dello psicoterapeuta Piero Ferrucci “In fondo è tutto molto semplice: incontrare la bellezza vuol dire riscoprire l’altra faccia di noi stessi che non dovremmo mai dimenticare. Allontanarcene vuol dire ammalarsi. Ritrovarla significa guarire”(da La bellezza e l’anima).
CRISTINA GIACHI
Ti senti parte di un movimento artistico fiorentino? Esiste una sinergia tra i giovani artisti? Esistono luoghi di discussione-confronto? Si lavora pensando alla città o il lavoro è rivolto ad un pubblico esterno?
Per ora no. In realtà finora non ho cercato molto luoghi di discussione e scambio. In compenso con alcuni dei miei amici dell’associazione Artefice abbiamo cominciato a progettare delle iniziative di confronto come Case d’Arte. Fra le altre ci piacerebbe realizzare una serie di esposizioni/guida per immagini alla città, dove vari artisti potrebbero collaborare per dare nuove immagini a Firenze. Secondo me le antiche piazze del centro hanno ancora molto da dirci e più sensibilità messe insieme potrebbero estrarre da questi luoghi ancora molta bellezza per condividerla con chi li vive quotidianamente e con chi li visita. Abbiamo già presentato un progetto al Comune nell’ambito del piano strutturale in specifico per la valorizzazione di alcuni corridoi del sottopassaggio della stazione centrale dove molte bacheche sono quasi sempre vuote. Qui si potrebbe creare una specie di galleria per immagini che guida alle bellezze di Firenze. Però non ci hanno dato nessuna risposta.
VALENTINA FILICE
Reputi che quello dell’artista possa essere ritenuto un mestiere pari agli altri? Se d’accordo, in che termini potrebbe regolarizzarsi all’interno del circuito economico e produttivo nazionale?
Certo! Non lo so.
MARIA GIULIANA VIDETTA
Qual è la vostra domanda? Più precisamente, l’opera d’arte/l’attività artistica risponde alla domanda che l’artista si è posto e che attraverso l’opera rimanda al fruitore?
Non so se l’opera d’arte ci rimanda alle domande dell’autore o piuttosto alle sue risposte o forse a tutte e due. Il contatto con le immagini mi sembra importante se ci fa vivere delle esperienze autentiche capaci di cambiarci come persone. Per esempio quando dipingo mi sembra di sperimentare un unione fra il mondo materiale che ho davanti a me e quello immateriale che percepisco dentro di me fino a confonderli. Quando succede mi sento in pace. Così la visione di alcune opere mi ha fatto scoprire mondi nuovi e modi di percepire la realtà che non pensavo o mi ero dimenticato di avere. Se ci penso meglio avrei una domanda e una risposta che forse è implicita nella mia attività. Dove è la presenza? Eccola è proprio qui!
ARTEFICE
L’idea del progetto Case d’Arte nasce dall’intuizione di poter mettere in relazione varie realtà di creativi presenti in città per poter così ampliare una rete di lavoro e quindi creare anche maggiori occasioni di visibilità.
Quali azioni potrebbero portare un contributo positivo alla scena culturale fiorentina?
Mi piacerebbe dare nuove immagini a luoghi famosi e non che caratterizzano Firenze. Scoprirne con lo sguardo le ricchezze senza fine. Più sguardi, più sensibilità che messe insieme ci aiutano a vedere le cose. Ecco! Progettare come una guida per immagini che accompagni turisti e i cittadini attraverso le piazze, le vie, le chiese, i negozi di Firenze. Aiutare a scoprirne la bellezza! Quali sono i volti dei negozianti? Quali le bellezze di Santa Maria del Fiore? E l’Acqua dell’Arno è ancora bella?Ci impressionano i grandi alberi sui viali con il loro ciclo vitale? Riusciamo ad apprezzare ancora l’azzurro sopra i palazzi o la potenza di un temporale? E l’architettura di un ponte? Pittori, fotografi e video artisti potrebbero collaborare. Con l’associazione Artefice avevamo individuato nel sottopassaggio della stazione centrale un possibile luogo espositivo capace di accogliere con immagini significative chi arrivava da più o meno lontano.
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