ARTISTA
Di Tommaso Valeria (14/01/1972) – Incisione e Grafica d’arte
INDIRIZZO
Via Senese n°3
50123
Sambuca Val Di Pesa, Tavarnelle (FI)
CONTATTI
valedt72@hotmail.com
www.valeriaditommaso.com.ar
INTERVISTA
LUIGI LOMBARDI VALLAURI
L’Arte è qualcosa che punta all’emozione estetica, ma l’emozione estetica può essere un punto d’appoggio per un balzo a qualcosa di ulteriore? Sei in grado di descrivere l’ulteriore?
L’emozione estetica porta inevitabilmente a qualcosa di ulteriore, dal mero ricordo o evocazione di quella stessa emozione a delle elaborazioni più profonde di concetti che attraverso la fruizione dell’arte si affermano, si confermano, si mettono in discussione o si scartano. L’ulteriore ha da vedere con il pensiero e la riflessione che prende spunto dall’esperienza estetica vissuta, sentita o appena sfiorata.
GIULIANO DA EMPOLI
L’arte non può forse cambiare il mondo, ma può almeno tentare di cambiare il modo di vedere il mondo. Come pensi che la tua ricerca artistica possa cambiare il modo di vedere la città?
La mia visione della città ha da vedere con la mia personale esperienza dell’emigrazione dal posto d’origine e l’approdo in una nuova realtà dove le vivenze, i ricordi, la cultura, le somiglianze e differenze tra un posto e l’altro si ricongiungono in una nuova lettura della città come tale.
Il mio lavoro recente esplora direttamente questo quesito: descrivere la città, raccontarla, esorcizzare la propria percezione della città attraverso l’arte, presentarla in un modo meno pragmatico e più soggettivo, a volte anche immaginato.
PIERO FERRUCCI
Pensando a una delle tue opere, come descriveresti la sua nascita e il suo sviluppo nel tuo mondo interiore?
Il mio mondo interiore è popolato di esperienze e immagini che hanno bisogno di parlare, di raccontarsi spontaneamente nel lavoro creativo ed è così che non mi risulta possibile programmare i temi delle mie opere future: sorgono per necessità di espressione, spuntano naturalmente tramite circostanze poco controllabili, sono io a dover porre l’attenzione necessaria per individuarle al momento giusto ed elaborarle poi in senso estetico.
LUIGI ZANGHERI
Ritenete utile (o inutile) nell’attuale scenario del sistema dell’arte un atteggiamento “morale” in rapporto al proprio operare?
Il concetto di “moralità” nel mondo dell’arte oggi mi sembra molto relativo.
Il mio semplice atteggiamento “morale “ di operare nel mondo dell’arte senz’altro non è in sintonia con un atteggiamento “morale” evidentemente diffuso, accettato e utile che tiene all’oggi chiamato “sistema dell’arte” prigioniero di parametri che poco hanno da vedere con l’esperienza estetica, la ricerca ed elaborazione di nuovi concetti, lo studio, la bellezza, ma piuttosto con valori di mercato, star system, interessi economici e sociali, status.
Chi non opera in questo senso rimane fuori questo “sistema dell’arte”.
PIETRO GAGLIANO’
Una riflessione sugli studi d’artista impone l’interrogativo sulla distanza che l’artista pone, o elude,tra sé e il mondo e su quanto sia giustificabile oggi il lavoro di un artista che (seguendo un modello romantico e bohemien) ritenga di poter lavorare senza guardare oltre i confini del proprio spazio protetto. L’attualità (su scala locale e globale) che peso ha nel processo creativo? Quanto un artista dovrebbe avvertire il dovere di sollevare le questioni del disagio sociale, del dissesto ecologico, dell’emergenza geopolitica?
Una volta gli artisti si incontravano al bar per discutere teorie, concetti, esperienze per poi recarsi nello studio ad elaborare quanto capito, elaborato, vissuto o discusso. Lo studio non è mai stata una barriera per l’artista per evitare di mischiarsi nella vita degli uomini “comuni”: lo studio è un posto di lavoro, di riflessione, di piacere, perfettamente inserito in un contesto sociale qualsiasi. Se lo studio fosse uno spazio protetto e inarrivabile, non esisterebbe questo progetto.
Ogni artista è testimone del suo tempo, si sa: ogni artista è un uomo che elaborando il suo sentire e pensare attraverso l’arte esprime quanto possa accadere a un altro uomo del suo stesso periodo. L’opera dell’artista, se proveniente dall’esperienza estetica cosciente è e sarà sempre a sollevare naturalmente le questioni sociali, geopolitiche, psicologiche, di ogni genere e di ogni generazione.
FIAMMETTA STRIGOLI
Televisione, pubblicità, personal computer, internet concorrono a caratterizzare l’individuo di questo nostro tempo come homo videns, un fruitore di immagini esposto ad esperienze visive che sono il risultato della ricerca tecnica prima, tecnologica poi, e che hanno talvolta fornito “materiali” al fare arte, incidendo sul profilo dell’artista contemporaneo per l’opportunità di amplificare la propria traiettoria operativa, contaminando e ibridando i linguaggi espressivi.
Salto in positivo di creatività comunicativa capace di cambiare nel tempo il significato di artista più vicino al profilo dell’artista rinascimentale o anti-arte che nega la “vera” creatività a partire dalla presa di distanza dal concetto di manualità, insito nei generi classici come il disegno, la pittura e la scultura?
I mezzi dell’arte: scultura, pittura, disegno, non sono mai stati loro stessi a validare l’operato degli artisti ma è la “bravura” dell’artista nel scegliere il mezzo più adatto all’espressione del proprio pensiero artistico a farlo. Ricerca tecnica e tecnologica non possono essere l’obiettivo dell’arte, è il messaggio che conta, espresso tramite la scelta del mezzo più adatto a trasmettere nuove idee, visioni, immagini, esperienze, conoscenze.
CRISTINA GIACHI
Ti senti parte di un movimento artistico fiorentino? Esiste una sinergia tra i giovani artisti? Esistono luoghi di discussione-confronto? Si lavora pensando alla città o il lavoro è rivolto ad un pubblico esterno?
Penso che Firenze sia molto indifferente al dialogo dell’arte, alle nuove e giovani esperienze artistiche, all’interazione tra giovani: le mille manifestazioni massive e disperse che vorrebbero proporsi come “gli spazi” di discussione e confronto diventando uno spazio finto: un mercatino all’aperto dove tutto viene offerto allo stesso prezzo, senza tener conto del contesto necessario per la fruizione di ogni espressione artistica, e senza tener conto delle reali necessità del fruitore dell’arte.
VALENTINA FILICE
Reputi che quello dell’artista possa essere ritenuto un mestiere pari agli altri? Se d’accordo, in che termini potrebbe regolarizzarsi all’interno del circuito economico e produttivo nazionale?
Il mestiere dell’arte è un mestiere che non ha bisogno di “ispirazione” ma è fatto di tanto e continuo lavoro. Perché ogni persona che si dedica all’arte possa ottenere risultati degni di essere chiamati “opere artistiche” ci vogliono le condizioni che permettano all’ ”operatore-artista” di vivere e lavorare in situazioni “normali” per l’ottimizzazione della ricerca artistico-estetica.
Un primo passo a “regolarizzare” l’operato degli artisti potrebbe essere un Salone Nazionale Annuale bandito dallo Stato Italiano che non solo finanzi i vincitori con un reddito mensile e non un unico premio in denaro, ma che serva anche a ufficializzare gli artisti come rappresentanti del paese. Lo stato italiano come mecenate dei suoi propri artisti: questo tipo di concorso esiste in paesi meno sviluppati economicamente e politicamente.
MARIA GIULIANA VIDETTA
Qual è la vostra domanda? Più precisamente, l’opera d’arte/l’attività artistica risponde alla domanda che l’artista si è posto e che attraverso l’opera rimanda al fruitore?
L’artista porrà inevitabilmente una domanda tramite la sua opera al fruitore, se non letterale, suggerita o astratta.
ARTEFICE
L’idea del progetto Case d’Arte nasce dall’intuizione di poter mettere in relazione varie realtà di creativi presenti in città per poter così ampliare una rete di lavoro e quindi creare anche maggiori occasioni di visibilità.
Quali azioni potrebbero portare un contributo positivo alla scena culturale fiorentina?
Il progetto in sé stesso è un’azione che senz’altro contribuirà ad allacciare persone, concetti e realtà creative diverse nella scena culturale fiorentina.
Non credo assolutamente nei festival d’arte dispersi nella città, aperti e informi, ma penso che si potrebbero organizzare piccoli eventi singoli che aiutino a dare importanza a chi partecipa, e non mille artisti in un solo evento alla maniera del grande supermercato, ma pochi artisti in tanti piccoli ma curati eventi seriamente promossi e diffusi. Sarebbero ottime occasioni che permetterebbero agli stessi artisti e spettatori di comunicare veramente con la possibilità di sviluppare rapporti interpersonali e così creare una vera rete d’arte “contemporanea” a Firenze.
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