Fanara-Bennici

ARTISTI
Fanara Serena (17/01/1980) – Design, progettazione d’interni, video di animazione 3D
Bennici Matteo (10/01/1978) – sound design, colonne sonore

INDIRIZZO
Via Colognolese n°22a
50065
Pontassieve (FI)

CONTATTI
www.serenafanara.it – info@serenafanara.it
www.matteobennici.org – matteobennici@gmail.com

INTERVISTA

LUIGI LOMBARDI VALLAURI
L’Arte è qualcosa che punta all’emozione estetica, ma l’emozione estetica può essere un punto d’appoggio per un balzo a qualcosa di ulteriore? Sei in grado di descrivere l’ulteriore?

Credo che le emozioni, e quindi anche le emozioni scaturite dal piacere estetico, da quel senso di benessere e piacere che si prova a volte in presenza di certe opere d’arte, abbiano un grande potere, e possa in alcuni casi addirittura far cambiare idea su alcune questioni. L’arte ha infatti un grande potenziale in questo senso, ma ovviamente sono pochissimi gli artisti che lo sfruttano, per capacità o per interesse.
Credo che in questo senso l’ulteriore possa essere quel valore aggiunto che un’opera ha quando è in grado di proiettarsi nella vita delle persone e nel tempo in cui è stata creata. (S. Fanara)

GIULIANO DA EMPOLI
L’arte non può forse cambiare il mondo, ma può almeno tentare di cambiare il modo di vedere il mondo. Come pensi che la tua ricerca artistica possa cambiare il modo di vedere la città?

Credo che il problema, a Firenze come in molte altre città, sia prima di tutto l’accesso agli spazi. Le gallerie come gli organizzatori pubblici puntano ai “nomi” (artisti conosciuti o organizzatori e curatori conosciuti) e non al valore sociale e comunicativo delle opere. Come si può a Firenze cambiare qualcosa con la propria arte se non si riesce a condividerla con la città? Possono essere gli eventi “calderone” gli unici momenti di apertura ai meno noti. (S. Fanara)

PIERO FERRUCCI
Pensando a una delle tue opere, come descriveresti la sua nascita e il suo sviluppo nel tuo mondo interiore?

Nei lavori di design come nelle installazioni, le suggestioni che mi portano gran parte delle volte a disegnare e poi a realizzare i lavori, scaturiscono dall’osservazione di elementi naturali. La natura e le sue forme hanno infatti su di me e sulla mia creatività una grossa influenza, un fascino che si rinnova costantemente, e non posso fare a meno di desiderare di ricrearla, e quindi in qualche modo possederne un piccolo pezzo. Credo che queste sensazioni in qualche modo riescano poi a tornare all’esterno stimolando chi ne viene a contatto.

LUIGI ZANGHERI  
Ritenete che nell’attuale momento di crisi generalizzata dei valori la “ricerca” e il concetto di “qualità” siano ancora essenziali nel fare arte?

Credo che proprio in questo momento la ricerca sia essenziale nel lavoro di un artista. Purtroppo da diverso tempo questo non sembra essere un bisogno per molti artisti, né tantomeno per il mondo dell’arte in generale. Sono sempre meno le volte in cui dopo aver visitato una mostra mi sento stimolata a riflettere o a confrontare il mio percorso con quello di altri. Credo che la qualità dei lavori possa essere determinata considerando anche il “senso” che questi hanno collocati nel loro tempo.

PIETRO GAGLIANO’
Una riflessione sugli studi d’artista impone l’interrogativo sulla distanza che l’artista pone, o elude, tra sé e il mondo e su quanto sia giustificabile oggi il lavoro di un artista che (seguendo un modello romantico e bohemien) ritenga di poter lavorare senza guardare oltre i confini del proprio spazio protetto. L’attualità (su scala locale e globale) che peso ha nel processo creativo? Quanto un artista dovrebbe avvertire il dovere di sollevare le questioni del disagio sociale, del dissesto ecologico, dell’emergenza geopolitica?

Premesso che, a mio avviso, nessun artista si possa arrogare un ruolo sociale diverso da quello di chi esercita altre professioni, ritengo che “chiudersi nel proprio spazio” sia un’esigenza comune a molti artisti. Da un lato è una parte necessaria nel processo creativo (la concentrazione, il raccoglimento coi propri collaboratori, il lavoro), dall’altro credo che chiunque debba uscire fuori e confrontarsi con il mondo e con la realtà, sia essa esaltante o deprimente. Diverso è il discorso sulla spinta che porta un artista ad affrontare nel proprio lavoro tematiche socio-politiche. Si tratta di un’esigenza antica come il mondo, perché  le arti non solo veicolano e rendono più accessibili i messaggi ma spesso scaturiscono proprio dalla realtà che ci circonda. Nessuna scala di valori, però. L’impegno o il disimpegno non sono in sé parametri per giudicare né il lavoro di un artista né tanto meno una persona. (M. Bennici)

FIAMMETTA STRIGOLI
Televisione, pubblicità, personal computer, internet concorrono a caratterizzare l’individuo di questo nostro tempo come homo videns, un fruitore di immagini esposto ad esperienze visive che sono il risultato della ricerca tecnica prima, tecnologica poi, e che hanno talvolta fornito “materiali” al fare arte, incidendo sul profilo dell’artista contemporaneo per l’opportunità di amplificare la propria traiettoria operativa, contaminando e ibridando i linguaggi espressivi.
Salto in positivo di creatività comunicativa capace di cambiare nel tempo il significato di artista più vicino al profilo dell’artista rinascimentale o anti-arte che nega la “vera” creatività a partire dalla presa di distanza dal concetto di manualità, insito nei generi classici come il disegno, la pittura e la scultura?

Credo che l’analisi dell’odierna società sia preda di una grande svista, ovvero quella di considerare la comunicazione di massa soltanto visiva e non audiovisiva. L’importanza che il suono ricopre nella comunicazione umana è tanto grande quanto trascurata o in certi casi addirittura ignorata. Dal punto di vista di un artista sonoro il recupero della capacità di ascolto (o non-ascolto) corrisponde al recupero della radice della mia creatività, così come è il gesto per i pittori o per gli scultori. Tuttavia non rilevo alcuna separazione tra l’impiego della tecnologia in arte e la “vera arte”, ammesso che essa esista. E’ piuttosto l’ignoranza di certi committenti che semmai porta a snaturare il senso delle cose, ma è senza dubbio una capacità fondamentale quella di riuscire ad esprimere il proprio potenziale anche in questi casi.  (M. Bennici)

CRISTINA GIACHI
Ti senti parte di un movimento artistico fiorentino? Esiste una sinergia tra i giovani artisti? Esistono luoghi di discussione-confronto? Si lavora pensando alla città o il lavoro è rivolto ad un pubblico esterno?

Per diversi anni mi sono sentita parte di un movimento artistico cittadino, ora non più. Credo che non ci siano reali spazi o momenti per confrontarsi e per creare progetti comuni. In piccoli gruppi si continuano comunque a portare avanti progetti artistici di valore e apprezzati anche fuori città. Gruppi non solo lavorativi ma di affinità, che danno la possibilità e la forza ai singoli per emergere. Purtroppo con il passare degli anni i limiti di una città piccola e a mio parere molto provinciale sono diventati più evidenti. Devo ammettere che da diverso tempo lavoro proiettata verso l’esterno, perché ho trovato molte più possibilità e apprezzamento sul lavoro in contesti estranei e lontani come città estere che a Firenze, città in cui da un punto di vista artistico sono nata e maturata. (S. Fanara)

VALENTINA FILICE
Reputi che quello dell’artista possa essere ritenuto un mestiere pari agli altri? Se d’accordo, in che termini potrebbe regolarizzarsi all’interno del circuito economico e produttivo nazionale?

Assolutamente sì, quello dell’artista (che  può voler dire molte cose) è un mestiere come gli altri, soggetto alle sue dinamiche e alle sue problematiche. Oltre a questo è anche un ambito in cui, a livello globale, imperano mancanza di regole, diritti e precariato senza limiti. Un riconoscimento vero ed ufficiale di certe categorie artistiche (non solo “dello spettacolo”) sarebbe un passo sia per l’economia che per la società stessa del nostro paese. Sempre che questo venisse poi amministrato responsabilmente. Un’utopia in questo momento. (M. Bennici)

MARIA GIULIANA VIDETTA
Qual è la vostra domanda? Più precisamente, l’opera d’arte/l’attività artistica risponde alla domanda che l’artista si è posto e che attraverso l’opera rimanda al fruitore?

Non ho una sola domanda, e spesso le domande che mi faccio e le risposte che cerco di darmi attraverso i miei lavori cambiano nel tempo, a seconda dei miei cambiamenti e di quelli del contesto che vivo. Una costante nella mia ricerca è lo stimolo delle sensazioni, è importante che le emozioni che suscitano in me i miei lavori possano essere sentite anche da chi si avvicina ad essi; entrando al loro interno nel caso delle installazioni, o vivendole tutti i giorni, nel caso di luci e arredi. Sono molto contenta dei risultati ottenuti sotto questo aspetto, suscitare emozioni e vederle chiaramente in chi osserva le mie opere , è molto stimolante. (S. Fanara)

ARTEFICE
L’idea del progetto Case d’Arte nasce dall’intuizione di poter mettere in relazione varie realtà di creativi presenti in città  per poter così ampliare una rete di lavoro e quindi creare anche maggiori occasioni di visibilità.
Quali azioni potrebbero portare un contributo positivo alla scena culturale fiorentina?

In passato ho avuto modo di partecipare ad un progetto artistico (e non solo) in un grande spazio messo a disposizione dal Comune in accordo con un privato. Questo spazio, il centro sociale Elettro+, con tutti i limiti che si portava dietro, è stato un grande contenitore e incubatore di arte e artisti; da lì sono partiti in tanti che oggi in città e non solo continuano a lavorare nel campo dell’arte. In questo posto si sperimentava la condivisione delle competenze oltre che degli spazi, ricordo quell’esperienza come un grande occasione di crescita, e penso che sia importante, soprattutto per i giovani, avere posti come quello in cui imparare a progettare ed agire in gruppo, confrontandosi. Per poi poter fare meglio anche come singoli. (S. Fanara)

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Una risposta a Fanara-Bennici

  1. bennici ha detto:

    che dire…… geniale è poco!

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