Ginanneschi Jacopo

ARTISTA
Ginanneschi Jacopo  (29/12/1987) – Pittura

INDIRIZZO
Via Sant’Orsola 6
50129
Firenze

CONTATTI
jacopog87@gmail.com

INTERVISTA

LUIGI LOMBARDI VALLAURI
L’Arte è qualcosa che punta all’emozione estetica, ma l’emozione estetica può essere un punto d’appoggio per un balzo a qualcosa di ulteriore? Sei in grado di descrivere l’ulteriore?

Ritengo che l’emozione estetica altro non sia che un punto d’inizio per la fruizione dell’opera, allo stesso modo in cui l’opera è un punto d’inizio per la fruizione del mondo e per un’etica dell’azione che da questa parte. L’opera deve essere uno specchio, alla contemplazione delle cui profondità deve corrispondere di riflesso un cammino interiore del fruitore, che muove dai rumori dell’impressione fino a una dimensione del silenzio in cui respira la possibilità dell’essere. In tal senso l’approccio all’opera riproduce in piccolo un approccio più meditativo alla vita, nel quale l’emozione deve essere un invito a incamminarsi nell’immagine, e non una spinta centrifuga che distrae lo sguardo fuori dalla cornice, impedendo a priori il tipo di processo di cui ho parlato dinanzi.

GIULIANO DA EMPOLI
L’arte non può forse cambiare il mondo, ma può almeno tentare il cambiare il modo di vedere il mondo. Come pensi che la tua ricerca artistica possa cambiare il modo di vedere la città?

Il tipo di lavoro che porto avanti, in virtù di una sua lunghezza di esecuzione, mi costringe a convivere con una realtà, quella del paesaggio urbano, di fronte alla quale preferiamo rimanere ciechi. Io per primo, educato dalla bellezza della campagna in cui ero cresciuto, quando sono finito a studiare in città mi sono sentito il più esule degli esuli, finché non è diventata una necessità aprire, tramite la pittura, gli occhi sui palazzi che vedevo intorno, e scoprire come e quanto quell’umanità nascosta dietro le tapparelle desse voce di sé, anche solo grazie a una tenda, una scopa, uno scaleo sistemati sul terrazzo da chissà chi. Allora ho pensato che se io potevo trovare questo nuovo valore a ciò che prima mi pareva così inguardabile, con la pittura avrei potuto forse trasmettere questa nuova attenzione anche agli altri.

PIERO FERRUCCI
Pensando a una delle tue opere, come descriveresti la sua nascita e il suo sviluppo nel tuo mondo interiore?

Quello che faccio è nato in prima istanza dal bisogno di aprire gli occhi senza censure, e riempire sentieri del cuore che l’estetica della città aveva svuotato, e ho cercato nutrendomi voracemente, laddove ogni particolare mi pareva essenziale, per ricostruire un alfabeto senza il quale mi sentivo muto. Così posso colmare un distacco tra me e il mondo urbano con uno sguardo attento, in cui tutto esce dal vuoto dell’indifferenza per parlarmi con voce carezzevole, che con rispetto intendo recepire. Tramite questo credo di farmi carico di un’esigenza collettiva che veda sopravvivere questo contesto aldilà dei fugaci lampi dei divertimenti cittadini, e abbia il coraggio di stabilire forse il dialogo più sincero di tutti, quello in cui ci si guarda in silenzio.

LUIGI ZANGHERI
Ritenete che nell’attuale momento di crisi generalizzata dei valori la “ricerca” e il concetto di “qualità” siano ancora essenziali nel fare arte?

Se non si inseguono quelli, di valori, quali dovrebbe valere la pena di seguire? Certo, guardando al mondo artistico è difficile non vedere come uno scenario una volta popolato da gente che si faceva carico di una ricerca finalizzata all’ “ottimo” e che durava una vita intera, sia stato soppiantato da furbetti il cui concetto di fare arte si limita a pensare che la “qualità” sia tale solo se ratificata dai fumosi giri di parole di mercato e critica, per cui compiacendo questi si è automaticamente degli artisti. L’arte deve mirare all’ “assolutamente”, non al “relativamente a questo sistema” perché altrimenti non potrà sopravvivere ai terremoti storici che in due millenni non hanno mai inghiottito, ad esempio, un Fidia.

PIETRO GAGLIANO’ 
Una riflessione sugli studi d’artista impone l’interrogativo sulla distanza che l’artista pone, o elude, tra sé e il mondo e su quanto sia giustificabile oggi il lavoro di un artista che (seguendo un modello romantico e bohemien) ritenga di poter lavorare senza guardare oltre i confini del proprio spazio protetto. L’attualità (su scala locale e globale) che peso ha nel processo creativo? Quanto un artista dovrebbe avvertire il dovere di sollevare le questioni del disagio sociale, del dissesto ecologico, dell’emergenza geopolitica?

Nessuno spazio protetto è protetto. Non c’è bisogno di scendere in piazza perché le contraddizioni dell’attualità nella quale siamo nati e cresciuti facciano a botte dentro di noi in cerca di una soluzione. In tal senso è molto difficile che un’opera si chiuda alle esigenze dell’oggi, perché queste partono già abbastanza interiorizzate. Per la cronaca ci sono i giornali e i reportage. L’artista non fa cronaca, ma sente dentro di sé la battaglia che infuria al di fuori, e nella propria intimità cerca la soluzione e, tramite l’opera, la traduce in un progetto. Il mondo non ha bisogno di scandali, perché alla lunga questi danno assuefazione, ma ha bisogno di un progetto di “eccellenza”, dimodoché non si dovrà additare nulla, ma lo scarto tra l’eccellenza e il reale si manifesterà da solo.

FIAMMETTA STRIGOLI
Televisione, pubblicità, personal computer, internet concorrono a caratterizzare l’individuo di questo nostro tempo come homo videns, un fruitore d’immagini esposto ad esperienze visive che sono il risultato della ricerca tecnica prima, tecnologica poi, e che hanno talvolta fornito “materiali” al fare arte, incidendo sul profilo dell’artista contemporaneo per l’opportunità di amplificare la propria traiettoria operativa, contaminando e ibridando i linguaggi espressivi.
Salto in positivo di creatività comunicativa, capace di cambiare nel tempo il significato di artista più vicino al profilo dell’artista rinascimentale o anti-arte che nega la “vera” creatività a partire dalla presa di distanza dal concetto di manualità, insito nei generi classici come il disegno, la pittura e la scultura?

Se la modernità ha dato vita a queste nuove possibilità ritengo che chi ha la capacità di disporne in modo creativo possa farlo. Metto le mani avanti su un punto, però. Non ha il minimo senso pensare che ci possa essere una prospettiva evoluzionistica per cui questi nuovi mezzi rendano obsoleti pittura, disegno, scultura, allo stesso modo che le opere che il passato ci ha lasciato in eredità non risentono di alcuna mancanza in virtù di questa causa. Pennelli e colori hanno una più che consolidata capacità di interpretare il dato antropologico che ci accomuna oggi e che travalica le epoche. Se una società tecnocratica saprà senza riserva riconoscere questo dato come imprescindibile, ritengo non abbia senso qualunque voce si permetta di rinnegare, in nome del progresso tecnico, il terreno su cui essa stessa poggia i piedi oggi, e li poserà anche domani.

CRISTINA GIACHI
Si sentono parte di un movimento artistico fiorentino? Esiste una sinergia tra i giovani artisti? Esistono luoghi di discussione-confronto? Si lavora pensando alla città o il lavoro è rivolto ad un pubblico esterno?

Parlando personalmente ho trovato una sinergia di questo tipo nell’ambiente accademico, cui pure fanno o hanno fatto parte molte delle persone coinvolte in questo progetto. Certo molte scelte di poetica sono condivise essendo germogliate nello stesso ambiente. Per quanto riguarda quello che faccio ritengo che, immortalando il più delle volte la realtà fiorentina, il mio possa essere un lavoro che può contribuire all’autocoscienza del pubblico cittadino, tuttavia nella convinzione che nessun soggetto si ferma a un ambito ristretto, ma che tutto parla molto più a livello di civiltà globale, in quanto di nulla si può dire che non possa essere il coagulo di dinamiche partite da molto lontano nel tempo e nello spazio.

VALENTINA FILICE
Reputi che quello dell’artista possa essere ritenuto un mestiere pari agli altri? Se d’accordo, in che termini potrebbe regolarizzarsi all’interno del circuito economico e produttivo nazionale?

A malapena so fare i conti quando vado al ristorante, quindi non mi azzardo a parlare di economia. Di sicuro, però, ritengo che quello dell’artista sia un mestiere del tutto valido in quanto risponde a esigenze che sempre restano e resteranno in fondo al nostro animo. Dà ragione, cioè, di una capacità prettamente umana che è fondamentale per capire noi stessi: il fatto che noi siamo l’autocoscienza del mondo e che se il nostro sguardo, le nostre facoltà, non interiorizzano ciò che è fuori di noi tutto precipita nell’indifferenza e nell’assenza di valore, il che è inconciliabile col nostro essere in un mondo che attraverso i suoi misteri ci chiede una continua ermeneutica di sé, attraverso la partecipazione, non stando nella stanzetta in cui sempre più ci vogliono costringere.

MARIA GIULIANA VIDETTA
Qual è la vostra domanda? Più precisamente, l’opera d’arte/l’attività artistica risponde alla domanda che l’artista si è posto e che attraverso l’opera rimanda al fruitore?

Nell’approccio con l’opera ha molta importanza per me il confrontarmi con la realtà esterna a lungo, perlustrare con lo sguardo fin nel minimo dettaglio, e scoprire come lo schema generale di un dipinto non debba essere l’idea egemonica che ne governa il significato, ma un crocevia di percorsi che si allontanano in profondità fin nella ricchezza del particolare, che dipana molteplici avventure visive e attesta lo svariato universo di possibilità che si distendono di fronte all’arbitrio dell’uomo. Questo rispondo anche a chi accusa la mia pittura di essere un mero esercizio tecnico. La gran quantità di dettagli è assolutamente congeniale a ciò che mi interessa fare e credo possa ispirare nel fruitore la stessa curiosità che mi ha mosso nell’analisi del paesaggio.

ARTEFICE
L’idea del progetto Case d’Arte nasce dall’intuizione di poter mettere in relazione varie realtà di creativi presenti in città  per poter così ampliare una rete di lavoro e quindi creare anche maggiori occasioni di visibilità.
Quali azioni potrebbero portare un contributo positivo alla scena culturale fiorentina?

Questo non saprei ma mi pare già una buona iniziativa cercare di radunare dalla dispersione molti sforzi individuali, per cui credo che portare avanti un progetto del genere potrà dare buoni frutti anche a livello di scena culturale fiorentina.

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