Virginia Zanetti

ARTISTA
Zanetti Virginia (06/09/1981) – pittura, istallazioni multimediali

INDIRIZZO
Via Chianesi n°18
50018
Scandicci (FI)

CONTATTI
info@virginia-zanetti.com
www.virginia-zanetti.com

INTERVISTA

LUIGI LOMBARDI VALLAURI
L’Arte è qualcosa che punta all’emozione estetica, ma l’emozione estetica può essere un punto d’appoggio per un balzo a qualcosa di ulteriore? Sei in grado di descrivere l’ulteriore?

Col mio lavoro cerco di intuire l’ulteriore, se sono in grado, lo decide chi ne fa esperienza.

GIULIANO DA EMPOLI
L’arte non può forse cambiare il mondo, ma può almeno tentare di cambiare il modo di vedere il mondo. Come pensi che la tua ricerca artistica possa cambiare il modo di vedere la città?

Il mio lavoro indaga l’origine dipendente e l’interconnessione di tutti i fenomeni. Quando riesco a far intuire anche ad una singola persona che non è separata dagli altri e dall’ambiente, di conseguenza cambia la percezione della città e del del mondo, che appaiono come effetto delle azioni di ogni singola persona.

PIERO FERRUCCI
Pensando a una delle tue opere, come descriveresti la sua nascita e il suo sviluppo nel tuo mondo interiore?

Credo che i fattori che concorrono alla nascita di un lavoro siano vari, il punto di partenza è sempre un’urgenza espressiva e conoscitiva insieme e le idee che ne conseguono con  la ricerca della “forma estetica” migliore per essere condivise.

LUIGI ZANGHERI  
Ritenete utile (o inutile) nell’attuale scenario del sistema dell’arte un atteggiamento “morale” in rapporto al proprio operare?

Credo che sia utile a noi stessi ed al mondo agire in senso etico. Nello specifico, l’artista, che ha una grande possibilità di comunicazione, deve sempre tenere presente la grande responsabilità  verso la collettività.

PIETRO GAGLIANO’
Una riflessione sugli studi d’artista impone l’interrogativo sulla distanza che l’artista pone, o elude, tra sé e il mondo e su quanto sia giustificabile oggi il lavoro di un artista che (seguendo un modello romantico e bohemien) ritenga di poter lavorare senza guardare oltre i confini del proprio spazio protetto. L’attualità (su scala locale e globale) che peso ha nel processo creativo? Quanto un artista dovrebbe avvertire il dovere di sollevare le questioni del disagio sociale, del dissesto ecologico, dell’emergenza geopolitica?

Credo che ci sia da fare una distinzione tra gli studi artigianali (nei quali la ricerca è solo tecnica) e lo “studio” d’artista, che usa la tecnica per esprimere la propria visione del mondo. Tutti gli esseri viventi e i loro ambienti sono legati indissolubilmente, la loro essenza non è assoluta ma “di relazione”, credo che una delle caratteristiche dell’artista sia aver compreso l’intersezione del microcosmo individuale col macrocosmo. Inevitabilmente ciò che succede nel mondo influenza il lavoro, poi il linguaggio con cui lo fa e, dove realizza le sue opere, non ha importanza, se riesce a trasmettere questa comprensione.

FIAMMETTA STRIGOLI
Televisione, pubblicità, personal computer, internet concorrono a caratterizzare l’individuo di questo nostro tempo come homo videns, un fruitore di immagini esposto ad esperienze visive che sono il risultato della ricerca tecnica prima, tecnologica poi, e che hanno talvolta fornito “materiali” al fare arte, incidendo sul profilo dell’artista contemporaneo per l’opportunità di amplificare la propria traiettoria operativa, contaminando e ibridando i linguaggi espressivi.
Salto in positivo di creatività comunicativa capace di cambiare nel tempo il significato di artista più vicino al profilo dell’artista rinascimentale o anti-arte che nega la “vera” creatività a partire dalla presa di distanza dal concetto di manualità, insito nei generi classici come il disegno, la pittura e la scultura?

Arte, scienza e tecnologia dovrebbero viaggiare di pari passo. Il mondo attuale ha cambiato le nostre percezioni e ci ha offerto più libertà. Quando l’artista sa scegliere il medium migliore per porre una domanda, comunicare un’intuizione o un’idea, allora si ha un’evoluzione, quando fa un vuoto esercizio accademico produce materiale inutile che si può chiamare “anti-arte” .

CRISTINA GIACHI
Ti senti parte di un movimento artistico fiorentino? Esiste una sinergia tra i giovani artisti? Esistono luoghi di discussione-confronto? Si lavora pensando alla città o il lavoro è rivolto ad un pubblico esterno?

Non faccio parte di nessun movimento formalizzato. A parte questo credo che ci sia sempre sinergia tra una generazione di artisti che hanno iniziato a lavorare insieme nella stessa città. In questo momento storico i luoghi di aggregazione e discussione possono essere fisici o virtuali, a Firenze ed altrove, spesso sono i social network. Con la velocità dell’informazione e di trasporto non ha senso dividere il pubblico tra fiorentini ed esterni: il mio intento è rivolgermi al mondo, senza mai scordarmi da dove vengo.

VALENTINA FILICE
Reputi che quello dell’artista possa essere ritenuto un mestiere pari agli altri? Se d’accordo, in che termini potrebbe regolarizzarsi all’interno del circuito economico e produttivo nazionale?

L’artista non può essere un mestiere come gli altri perché ciò che caratterizza questo lavoro è l’estrema libertà di azione, dei medium e di ricerca e difficilmente può essere subordinato o regolarizzato.
Sono d’accordo comunque sulla necessità di investimenti sulla formazione, il lavoro e il sussidio agli artisti, una sorta di disoccupazione per coprire i periodi in cui il lavoro è inferiore o fermo.

MARIA GIULIANA VIDETTA
Qual è la vostra domanda? Più precisamente, l’opera d’arte/l’attività artistica risponde alla domanda che l’artista si è posto e che attraverso l’opera rimanda al fruitore?

La domanda di partenza c’è sempre, la mia inizia dall’origine della vita e si estende alle relazioni.
Non sempre l’opera risponde alla domanda iniziale, a volte ne pone altre, altre volte offre un terreno dove fare esperienze che non sempre corrispondono all’intento dell’artista.

ARTEFICE
L’idea del progetto Case d’Arte nasce dall’intuizione di poter mettere in relazione varie realtà di creativi presenti in città  per poter così ampliare una rete di lavoro e quindi creare anche maggiori occasioni di visibilità.
Quali azioni potrebbero portare un contributo positivo alla scena culturale fiorentina?

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